La Villa Petriolo (Rignano)

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Nel territorio di Rignano sull’Arno, sulle prime propaggini collinari del pianoro di Torri-Volognano, esiste un pregevole esempio di torre medievale a cui è addossata una villa seicentesca con un parco alberato . Petriolo1 forse.Questa emergenza architettonica si trova in una parte di territorio che, in antico, dominava una confluenza viaria di notevole interesse con strade da e per Firenze oltre ai vicini attraversamenti dell’Arno di Rignano, sant’Ellero e Meleto. L’importanza dell’area è confermata dal fatto che nelle sue immediate vicinanze, si concentrava un cospicuo e precoce incastellamento in luoghi come Volognano, Rignano, Marciano, Antica, Perticaia o Moriano su cui convergevano gli interessi di nobili famiglie di contado e istituzioni religiose. Del resto, già il significato del toponimo richiama il termine praetorium e, quindi, antiche funzioni territoriali romane. Già nel 1075 Petriolo è rammentato, prima come sede di una mansa e dal 1100 in poi in atti che parlano di sue terre. Alla fine del secolo XII, con il tramonto del castello di Monte Secco, i cui pochi resti emergono in cima al poggio soprastante Petriolo, proprio la stessa casa-torre potrebbe aver ereditato la funzione di centro dei suoi possessi agricoli. Nel corso del secolo successivo, infatti, Petriolo fa parte del vasto patrimonio fondiario che la famiglia Mozzi ebbe a Rignano verso la fine del secolo XIII, quando spostarono il loro centro di controllo nel castello di Rignano, fino alla loro rovina economica del 1308 e alla progressiva perdita dei beni locali. In questa e altre proprietà gli subentrarono i Bardi, ed è ipotizzabile che siano stati proprio questi ultimi a costruire la torre come la vediamo oggi, fatto sta che nel 1409 la troviamo fra i dieci fortilizi del territorio rignanese di cui Firenze chiede la difesa in previsione di un imminente atto di guerra. Successivamente e per un breve periodo Petriolo passò ai Bruni per poi finire ai Pazzi, ma si salvò dalle confische successive alla Congiura del 1478 perché dichiarato di Maddalena di Antonio Serristori, vedova del congiurante Jacopo. La stessa Maddalena passò il bene ai fratelli che operarono una prima trasformazione in palagio, prima di cederlo nuovamente alla famiglia Pazzi nel 1534, i quali lo cedettero ai Da Filicaia nel 1570. A metà del Seicento, per difficoltà finanziarie di questa famiglia il complesso agricolo di Petriolo con la villa-torre finì al cavaliere Pietro di Ulisse Da Verrazzano che ampliò e modificò ancora la struttura. Nel 1669 i suoi quattro figli ereditarono tutti i beni e Ludovico e Ulisse, che avevano aiutato il monaco francese Pierre Du Pin a fondare il Conservatorio di San Francesco di Sales a Firenze, prima ne presero il suo posto alla guida e poi, con l’aiuto di Virginia Corsini moglie di Ulisse, si prodigarono molto per il Conventino. Un impegno che portò Ludovico, ultimo a morire dei tre nel 1719, a lasciare tutti i suoi beni alla Congregazione e, con essi, la villa-torre di Petriolo. Petriolo2 forseL’insieme è costituito da una villa rinascimentale, con l’ingresso prospiciente il giardino, e da un massiccio torrione, d’altezza ridotta rispetto alle misure originali, ma pur sempre imponente. Al complesso si aggiungono poi altri corpi di fattoria, una casa colonica, annessi con cantine per la produzione del vino con le uve provenienti dai vigneti che circondano la villa, e una chiesa dedicata a San Carlo Borromeo, tenuta dalle monache di san Francesco di Sales, proprietarie del bene fin dal 1711 meglio conosciute come le Monache del Conventino di San Frediano in Firenze. Proprietà che, inizialmente, era un semplice bene agricolo a parte l’eccezione di aver disposto il proseguio del beneficio per far officiare settimanalmente una Messa nella cappella annessa come, del resto, avevano fatto fin dall’inizio gli antichi proprietari. Solo nel 1871 le religiose decisero di usare Petriolo per la residenza estiva della comunità e, quindi, adeguarono la villa, e poi anche il vicino parco, dotandola anche di un nuovo oratorio perfettamente inserito nella struttura. Da allora e per quasi un secolo, la Congregazione ha fatto uso con continuità della villa-torre come luogo di vacanza della comunità, inserendosi nel tessuto socio religioso della zona. Il suo ultimo ricordo di un uso pubblico, infatti, risale alla grande mostra su Ardengo Soffici che vi si tenne nel 1994 e visitata da quasi ottomila persone. Nel 1997 i locali furono svuotati e il fabbricato ceduto al Seminario Maggiore dell’Arcidiocesi di Firenze con l’obbligo di un uso collegato all’istituzione di una Scuola di Teologia, ma mai attuato. La villa ha al suo interno un luogo di culto intitolato a san Francesco di Sales e a san Giuseppe, eretto nel 1871 dalla Congregazione religiosa allora proprietaria di Petriolo. Petriolo3 forseLa cappella, però, è erede di un più antico oratorio dedicato a san Carlo Borromeo, poi a san Pietro e successivamente a Maria santissima del Buonconsiglio, costruito in passato all’esterno e che il cavaliere Pietro Da Verrazzano “riedificò” nel 1657 pochi anni dopo che aveva acquistato il complesso agricolo di Petriolo. Dai disegni catastali del 1820 si vede che il vecchio luogo sacro si trovava di fronte la chiesa attuale, nell’angolo basso del vicino parco, nel punto dove oggi è rimasto un piccolo fabbricato-rimessa”. Fu ricavato da una proiezione esterna sul lato nord della villa e concepito secondo gli specifici usi della congregazione religiosa, pur mantenendo l’aspetto di vera e propria “chiesa“. E’ un locale rettangolare con cantoria sopra l’ingresso e locali laterali collegati alla residenza da cui assistevano alle celebrazioni le suore visto che, essendo un oratorio pubblico, nel periodo estivo vi si celebrava giornalmente come era stato nel passato.

 

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