Nelle vicende della chiesa cattolica si ricorda la nascita e lo sviluppo della vita ascetica ed eremitica, secondo la quale un certo numero di persone, uomini e donne, si ritiravano da soli o in comunità per vivere una vita contemplativa, severa e di preghiera lontani dal frastuono del mondo e dalle tentazioni umane, una sorta di “fuga mundi”. Vi furono gli “asceti” che vivendo da anacoreti in luoghi deserti o poco accessibili si sforzavano di raggiungere, con la contemplazione, la perfezione spirituale, lavorando per procurarsi il minimo indispensabile per sopravvivere; gli asceti non dipendevano da nessuna regola e non avevano nessun superiore. Vi erano poi gli “eremiti” che cercavano la comunione con Dio nella solitudine, preghiera ,lavoro e penitenza. L’eremita viveva da solo e in genere veniva chiamato “romita” e il luogo dove viveva “romitorio”, oppure viveva in gruppo e il luogo dove viveva con i compagni era chiamato eremo,l’eremo quindi era un insieme di romitori. Sia che vivesse da solo o in gruppo, dipendeva da un superiore o da una determinata regola. Questo tipo di vita iniziò in Oriente, soprattutto in Egitto nel 3° secolo con San Antonio Abate e San Basilio e si diffuse in Occidente nel 4° secolo. In Toscana gli eremi, chiamati anche romitori, rimasero fino alla abolizione voluta dal Granduca di Lorena alla fine del XVIII secolo.
Anche nel nostro Pratomagno sorsero alcuni romitori di cui non abbiamo la storia ne conosciamo di preciso l’ubicazione, uno dei pochi di cui abbiamo notizie certe è il Romitorio di Ponticelli m.769 nella comunità di Reggello, sotto il Monte Acuto e il Poggio della Regina. L’edificio costruito probabilmente nel XVI- XVII secolo, nacque come uno spontaneo luogo di culto e devozione alla Vergine Maria e a Sant’Anna protettrice delle partorienti, nei pressi dell’oratorio si trovava infatti una fonte la cui acqua era ritenuta utile per il parto . In questo luogo di culto, nel corso del XVI secolo accorreva la gente del Valdarno portando i loro ex voto, ringraziando la Vergine Maria per essere usciti sani da una grave pestilenza. L’oratorio dipendeva dalle chiese di San Niccolò a Forli e di San Donato a Menzano, i cui parroci alternativamente curavano questo luogo di culto a cui la popolazione era molto devota. L’oratorio di Ponticelli diventò anche romitorio e il primo romita fu nominato dal vescovo di Fiesole nel 1732, il successivo nel 1734 e l’ultimo nel 1761; i primi due eremiti furono seppelliti nella chiesetta. Il romitorio fu soppresso nel 1776 dal Granduca di Lorena il quale soppresse tutti i romitori ed eremi della Toscana ritenuti inutili e dannosi in quanto scriveva che “ sotto l’abito religioso di qualche ordine regolare, vivevano fuori dalla clausura ( dei monasteri e dei conventi) ed infestavano la campagna con eccessive questue senza arrecare nessun utile né alla religione né allo stato”. Da tale data non si hanno più nomine di eremiti dal vescovo di Fiesole. L’oratorio continuò ad essere luogo di accoglienza di pellegrini che si muovevano lungo le strade di valico fra Valdarno e Casentino,e già nel 1770 papa Clemente XIV con una bolla riconobbe Ponticelli come luogo devozionale concedendo all’oratorio l’indulgenza plenaria. Agli inizi del secolo scorso nei locali del’oratorio aveva trovato rifugio un uomo che viveva di accattonaggio e conduceva una vita solitaria, nel 1912 fu trovato assassinato in chiesa con la testa completamente staccata dal corpo. Era stato assassinato forse a scopo di rapina, ma un quotidiano, circa 25 anni fa riportava un articolo sul fatto di sangue e dava come movente certo che l’aspirante-eremita era stato eliminato per togliere di mezzo un testimone pericoloso di un grave fatto avvenuto in una rissa fra avvinazzati durante la festa dell’8 Settembre. Questa festa è stata sempre fatta anche in momenti in cui l’edificio religioso era cadente , oggi viene effettuata con grande concorso di popolo e con Messe solenni perché è la ricorrenza della nascita della Beata Vergine Maria. Durante i mesi estivi, nei pomeriggi domenicali nell’oratorio viene celebrata la messa. L’edificio della chiesetta è rimasto tale e quale come secoli fa, è a un’unica navata di dimensioni modeste, realizzato in pietra locale e dotato di una piccola sagrestia. All’interno vi sono due altari in pietra serena, l’altare centrale e quello di sinistra dedicato a Sant’ Anna. Sopra all’altare centrale c’è un affresco secentesco raffigurante la Madonna con il Bambino, questo affresco è importante perché ancora c’è una grande devozione per questa immagine sacra e perché riporta sullo sfondo l’oratorio; per cui si ha una visione di come era l’oratorio di Ponticelli intorno al secolo XVI quando fu dipinto l’affresco. Tutto il complesso religioso, che nel frattempo era diventato privato è stato rilevato e restaurato dalla meritoria “Opera di Ponticelli” nel 1979. L’oratorio è stato importante per il CAI Valdarno Superiore in quanto in questo luogo facemmo tre “Castagnate” nel 1988, 1989 e 1990. Nel 1989, sotto una pioggia scrosciante facemmo conoscenza con il professore Vincenzo Di Gironimo del CAI di Napoli, allora preside delle scuole medie di Loro Ciuffenna che partecipò alla nostra festa.
Testo e foto di Vannetto Vannini