L’abbazia di Vallombrosa

In Valdarno Pievi e Opere d'Arte pievi ed opere reggello

La congregazione dei Vallombrosani sorse per impulso di San Giovanni Gualberto, nato da un’illustre famiglia del contado fiorentino che, nel 1036, si ritirò con pochi seguaci in un luogo chiamato allora Acquabella sopra un terreno donatogli dalla Badessa del monastero di Sant’Ellero. 2013-07-17 09.03.55La riforma monastica che era alla base della nuova comunità era destinata a svolgere un ruolo di primo piano nelle vicende religiose, civili e sociali del suo tempo e oltre: nella sua lotta contro la simonia che lo indusse ad inserirsi nella contesa per le investiture tra papato e impero, San Giovanni Gualberto promosse la riforma del clero, convinto che la vita in comune e il ritorno a una povertà evangelica avrebbero condotto al rinnovamento della Chiesa. Dopo un primo oratorio costruito in legno, la comunità vallombrosana poté passare a una chiesa in pietra (1058), sostituita da un edificio più ampio negli anni 1224-1230, mentre anche il monastero prendeva corpo e importanza. La copertura della chiesa romanica fu nascosta in quell’occasione da tre volte padiglionate, rette da archi ribassati, decorate in seguito,nel 1750, da Giuseppe Fabbrini La chiesa, nelle strutture con cui si presenta oggi, è fondamentalmente quella del 1230. Dopo una fase di grandi lavori nel corso del secolo XV°, – cui si devono il chiostro grande, la sacrestia, la torre, il refettorio con la cucina – e dopo una lunga serie di incendi e ricostruzioni, è nel Seicento, con ulteriori perfezionamenti nel primo Settecento, che la chiesa assume l’aspetto omogeneo e sontuoso che possiede ancora oggi. Nel 1713, su richiesta dei Vallombrosani il monastero fu elevato ad Abbazia, e il primo abate fu Giovanni Francesco Luci. Tuttavia, l’imponente patrimonio artistico accumulato nel corso dei secoli ha subito un notevole depauperamento a seguito della soppressione napoleonica dei conventi (1808) e alla demanializzazione della proprietà in epoca sabauda (1887); solo dal 1949, infatti, i Vallombrosani sono tornati a prendere possesso del monastero. All’esterno il grande complesso mantiene ancor oggi, col suo campanile del XII secolo e la torre del XV secolo, un carattere austero di contenuta eleganza, fin dal grande piazzale antistante tenuto a giardino e circondato da alte mura cui si accede attraverso un bel cancello del 1773. La facciata del monastero si deve a Gherardo Silvani (1637) che intervenne proseguendo l’opera di Alfonso Parigi; allo stesso Silvani si deve anche la facciata della chiesa (1644) preceduta da un portico nel quale si trova una statua del santo fondatore, del primo Seicento. Gli stemmi sono quelli dei Medici e di Vallombrosa, quest’ultimo raffigurante un bastone a forma di tau. Ambienti notevoli sono; l’Aula Capitolare, dove la comunità si radunava per la lettura della Parola di Dio. 2013-07-17 08.58.27Oggi è adibita a sala di conferenze per incontri e convegni. Alle pareti 12 tele di Venturino Venturi, nato a Loro Ciuffenna, raffiguranti episodi della vita di S. Benedetto (1998); il Chiostro principale, a cui si accede dalla porta di fronte alla sacrestia, detto anche della Meridiana. La costruzione del chiostro risale agli anni 1470 – 1480. L’aspetto attuale è il risultato di posteriori rifacimenti. Il chiostro è coperto da volte a crociera su peducci variamente decorati fra i quali spiccano quelli recanti figurazioni umane, santi o monaci, opera di discepoli di Benedetto da Rovezzano; l’antico Refettorio, che si presenta nella trasformazione barocca realizzata negli anni 1740-1745. Sono di questa epoca i tavoli e gli schienali; il refettorio è collegato alla cucina tramite un vestibolo dove si osserva un lavabo in pietra del1606; l’antica cucina, (sulla architrave della porta è incisa la frase di S. Paolo: “Regnum Dei non esta esca et potus” Il Regno di Dio non è questione di cibo e di bevande), con il caratteristico focolare con cappa esagonale, sorretta da pilastri che separa la parte quattrocentesca da quella seicentesca. Accanto al camino, un forno per il pane e l’acquaio. Sui tavoli in pietra sono collocati utensili appartenenti alla cucina e all’antica spezieria del monastero.

Vi invitiamo a riflettere sul fatto che il Monastero di Vallombrosa non è un monastero qualunque. Avete l’obbligo di non limitarvi a queste poche parole di presentazione. La storia politica, economica e soprattutto l’ambiente religioso che qui si sono realizzati nei 10 secoli di vita hanno influito sulle vicende di questa valle, dell’Italia e dell’Europa intera. Una visita non può prescindere da un serio momento di informazione e di apprendimento.

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