La Pieve di Pelago

In Valdarno Pievi e Opere d'Arte pievi ed opere a pelago

Per una volta non mettiamo la dedicazione del nome nel titolo della scheda per la ragione che in antichità la Pieve di Pelago era intitolata a San Gervasio e si trovava a circa tre chilometri dal castello, in una località che ancora oggi si chiama la Pieve, 2014-11-04 14.34.09su di una strada molto importante che iniziava dall’Abbazia di Sant’Ellero, passando per Altomena, La Pieve, Pelago, Ristonchi e Ferrano si portava verso la Consuma e quindi in Casentino. È ricordata come pieve, con il nome di San Jerusalem, già dal 1073. Purtroppo oggi tale Pieve è in un ammasso di rovine, ultima degradazione di una lotta impari con il terreno del luogo dove era stata edificata e che già nel Trecento la rendeva periclitante tanto che, nel 1413, il Titolo di Pieve passò alla chiesa castellana di San Clemente,  mentre San Gervasio fu abbandonata al suo destino. Al giorno d’oggi accanto alla vecchia Pieve, nelle condizioni che potete vedere dalla nostra fotografia, è rimasto un edificio molto interessante, attualmente è un pregevole agriturismo (“La Pieve” appunto), che anticamente doveva essere una canonica od un piccolo monastero al lato della chiesa. Su di una facciata vi è l’arme inconfondibile di Vallombrosa e all’interno un bellissimo camino rinascimentale, in quella che doveva essere la cucina della canonica. (La gentilissima proprietaria, se richiesta, vi farà vedere il camino).2014-11-04 14.29.11

Situata all’interno del castello di Pelago, la chiesa di S. Clemente è ricordata fin dal XII secolo come suffraganea del piviere di San Lorenzo a Diacceto. Compare nel Libro di Montaperti del 1260 e nelle Rationes Decimarum del 1299. Il 3 luglio 1413, come abbiamo detto, viene elevata al privilegio di Pieve. Era sotto il patronato dei Cattani di Diacceto, nobile famiglia proprietaria di ingente patrimonio. Dal 15 marzo 1568 le cure suffraganee del piviere di San Gervasio passarono a San Clemente (l’uso del fonte battesimale è descritto nelle visite pastorali del vescovo di Fiesole a partire dal 1574). Importanti lavori di restauro vennero eseguiti tra il 1737 e il 1740 a cura della famiglia Bargiacchi che avevano sostituito i Cattani nel patronato, e ancora nel 1823 come ricordato nel portale di ingresso. Fu elevata a propositura il 10 agosto 1894. Modificata più volte nel corso dei secoli, non conserva niente dell’originaria struttura romanica, ad eccezione di alcuni reperti murari ancora visibili lungo il fianco sud. La torre campanaria, tipica delle pievi, venne costruita attorno al 1413. La chiesa attuale è frutto di un restauro eseguito nel 1823. La chiesa è a tre navate, con pavimento a mattoni e soffitto a capriate. Attualmente la chiesa ospita una raccolta delle opere di arte sacra superstiti e in parte provenienti dagli altri edifici sacri della zona, qui trasferite per ragioni di sicurezza; alcune di esse sono state per l’occasione restaurate. L’opera d’arte forse più importante è la tempera su tavola e foglia d’oro della Madonna con il Bambino fra i Santi Antonio Abate e Michele Arcangelo di Niccolò di Pietro Gerini (Firenze, notizie dal 1368, morto nel 1415) proveniente dall’Oratorio di Magnale.La chiesa di Pelago

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