Galligiano

Castelfranco/Pian di Scò Terre Alte Valdarno

 

Nel versante Valdarnese del Pratomagno, sotto il monte di Mondrago a 680 metri di altezza si trova Galligiano un antico borgo in parte restaurato e in parte diruto; testimonianza di una cultura contadina ormai quasi scomparsa.
  
Le case sono addossate le une alle altre come a proteggersi dalla tramontana che ancora oggi spazza la piazzetta e la via lastricata del borgo,risale al 1000 circa, e’ stato insediato da contrabbandieri e ladri di bestiame che sono scesi dalle montagne anche se il nome prediale é “Galesisus, Galesianus” dal latino di Galesio.
Il mio nome é Venturi Daniela sono l’ultima discendente della famiglia Venturi, fu Fulvio, Fu Olinto, fu Pietro, fu Pasquale, ecc. ecc..
A Galligiano erano in molti i Venturi , famiglie di ceppi diversi come a Modine e alla Rocca, basta andare nel piccolo cimitero e troveremo lapidi di Venturi nei Venturi.
Chi arriva a Galligiano respira ancora l’aria di una civiltà contadina che sa guardare con gli occhi rivolti al passato, ed ecco il seccatoio della castagne, il forno a legna dentro le case, grandi camini nelle cucine dove si riunivano a veglia le famiglie e raccontavano le storie, novelle bellissime e lunghe che noi bambini ascoltavamo a bocca aperta, oppure storie di paura con visioni di fantasmi nel bosco o nei campi alle quali credevamo davvero!.
Al piano terra c’erano le stalle che potevano contenere le pecore,le capre,il ciuco e la vacca; la mia si chiamava Nena e il nonno la guidava con un semplice rumore della bocca.
Ancora oggi la stanza si chiama “stalla della vacca” lastricata con grandi pietre in pendenza e con la mangereccia.
Intorno a Galligiano ci sono campi terrazzati dove venivano coltivati viti, olivi e grano.
Io ho ereditato campi sparsi in qua e in là, perché la mia bisnonna Isolina che ha avuto sei figli dopo aver partorito lasciava suo figlio ad un’altra mamma di latte e se ne andava a Firenze a fare la balia (allattava un altro bimbo di famiglia benestante) e quando tornava con le 4 lire guadagnate comprava un campo.
La solidarietà che esisteva nella vita contadina oggi si è persa completamente.
Prima ci si aiutava vicendevolmente, ricordo che negli anni ’60 i campi erano coltivati a giaggiolo e per questa coltura si univano più famiglie per finire il lavoro nel periodo estivo.
La comunità di Galligiano era molto unita e il nonno raccontava che negli anni ’20 vi abitavano 37 famiglie.
Le piccole finestre senza persiane ma con gli scuri immettevano la luce nelle case buie con larghi muri portanti, piccoli terrazzi coperti con grandi scalini di pietra consumati, pietre angolari scolpite con date e un piccolo madonnino nella piazza testimoniano il passaggio dell’uomo e lasciano nell’animo degli ultimi ancora un amore profondo per la terra e per l’uomo.
Testo di Venturi Daniela

 

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