testo e immagini di Vannetto Vannini
in coperttina: Il mare Tirreno dalla Croce del Pratomagno
Il nostro Pratomagno (m 1592) è un balcone su gran parte della Toscana e su altre catene montuose dell’Italia Centrale. Soprattutto a sud e ad ovest il panorama in effetti è infinito e dipende dalle condizioni meteo, soprattutto dall’umidità dell’aria, umidità che in certe condizioni meteo fa da lente d’ingrandimento favorendo la vista lontana. Meno vasto a nord e in parte ad est perché condizionato dall’Appennino tosco emiliano –romagnolo, marchigiano e in parte umbro.
Dalla Croce il paesaggio più prossimo è tutta l’estensione del corso dell’Arno e relativi paesi (Valdarno) da Firenze che si vede benissimo, ad Arezzo che si vede di profilo solo in parte perché coperto da Monte Lori (m 1364). Il sistema montuoso collinare del Chianti si vede in tutta la propria lunghezza dall’intaglio in parte riconosciuto e in parte intuito del fiume Ambra e dopo Cennina e Monteluco (m 870) tutta la dorsale chiantigiana, che passa dal Monte San Michele (m893), oltrepassa San Donato in Collina fino oltre il Poggio dell’Incontro (m 557) sopra l’estrema periferia di Firenze, in ultimo si intravede bene il poggio di Monte Senario (m.820) con una forma a punta che è il campanile del convento. A distanza dietro i Monti del Chianti si vede normalmente il Monte Amiata (m 1738), la rupe basaltica di Radicofani (m 896) e, per ultimo, il Monte Cetona (m 1148). A est dell’intaglio dell’Ambra sono visibili le colline con San Pancrazio, colline che degradano verso Arezzo e verso la Valdichiana fino al lago Trasimeno, di cui si riconosce benissimo il promontorio dove è ubicato Castiglion del Lago e un po’ lontano le colline che lo circondano a sud in cui si identifica il Monte Petrarvella (m 645). Da Arezzo è visibile quella catena montuosa relativamente bassa che inizia con il Monte Lignano (m 835), domina Castiglion Fiorentino e termina con il Monte Alta di Sant’Egidio (m 1047) sulle cui pendici si trova Cortona; la dorsale si azzera poi al lago Trasimeno. Da notare che da un punto della parte nord-ovest dell’abitato di Cortona si vede tutta la catena del Pratomagno, soprattutto se sul crinale c’ è la neve. Da Arezzo che è in una posizione eccezionale perché al punto d’incontro di quattro valli e quindi molto ben areata e ventilata (fra l’altro fino dai secoli passati Arezzo fu scelta come luogo di cura per le malattie polmonari), si vedono bene le Alpi di Poti (m 974), la cosiddetta “montagna di Arezzo”. Inoltre sempre dal Pratomagno non propriamente ad est, ma leggermente a nord -est, è visibile tutto il massiccio dell’Alpe di Catenaia, che divide il Casentino, di cui sono visibili i paesi del fondovalle e dalla Val Tiberina di cui non è visibile il fondovalle (di notte si intuisce però la posizione di Borgo San Sepolcro dal riverbero delle luci), mentre è visibile bene l’Alpe della Luna e poiché rimane proprio dietro al Monte Castello di Catenaia (m 1414) , si individua nelle giornate limpide il Monte dei Frati (m 1453) con dietro i Sassi di Simone di cui parleremo fra poche righe.
Ad ovest le Alpi Apuane si vedono in tutta la loro estensione, riconoscendo benissimo le varie montagne (Dal Matanna m 1317 fino al Sagro m 1749). Le Alpi Apuane si vedono anche a quote più basse come il monte Cocollo (m 882), la borgata di Odina e addirittura in un punto sulla Setteponti, fra Piandiscò e Reggello, si vede il Matanna, la Pania della Croce (m 1858) e il Corchia (m 1678). Girando la vista dalla Croce del Pratomagno in una non sempre semplice sequenza geografica e topografica, che in certi casi sembra sovrapporsi, è visibile l’Appennino tosco-emiliano con il Libro Aperto (m 1937) e il Corno alle Scale (m 1945) con davanti e dietro ad angolature diverse il Monte Cimone (m 2165) e il complesso dei monti dell’Abetone. Dopo i crinali del Mugello appare il Falterona (m 1654) con il Gabrendo (m1539), il Passo della Calla (m 1296), Poggio Scali (m 1520) e i monti di Camaldoli con Poggio Tre Confini (m 1395), il Passo dei Mandrioli (m 1173), l’Alpe di Serra (m 1304) con sotto la Verna (m 1128) e vicino il monte Calvano (m 1254), che è in una posizione panoramica eccezionale. Proseguendo sempre ad est si riconosce la spaccatura del valico di Montecoronaro (m 8539 e subito la mole inconfondibile, perché piatta, del monte Fumaiolo (m 1407), che con il fumo non ha niente a vedere. L’idronimo Fumaiolo è una derivazione popolare dal termine Fiumaiolo, perché nei pressi di quella montagna nascono tre fiumi: Tevere, Savio e Marecchia.

Proseguendo a sud si vedono le Alpi della Luna (m 1453) e dietro appare la visione bella e inconsueta dei Sassi di Simone (Simoncello m 1221 e Simone m 1214), due monti simili a due ambe abissine che fanno parte della Riserva Naturale del Sasso di Simone. Sul Simone, che è il più ampio, il Granduca dei Medici volle costruirci nel 1566 una città fortificata per tenere sotto controllo il Ducato di Urbino, una volta estinta la dinastia dei Della Rovere. La città, disegnata dai migliori architetti dell’epoca, fu chiamata Città del Sole, da altri anche Città dell’Utopia perché di sole ne prese veramente poco, in quanto dovette affrontare la fase più acuta della piccola era glaciale, con tempeste continue di neve e di bora proveniente dai Balcani e uragani rendendola inabitabile e piena di lupi affamati, tanto che fu abbandonata nel 1673 in una notte di tregenda ricordata a lungo fra gli storici e dagli ultimi soldati. Gli unici ruderi che ancora rimangono sono: qualche cisterna, i resti della caserma dove alloggiava la guarnigione e davanti i ruderi di quella che fu la “casa di tolleranza”, per rendere più piacevole la vita dei soldati in un così posto da lupi. Dopo ai Sassi di Simone si vede benissimo dal Pratomagno il monte Carpegna (m 1415) in provincia di Pesaro-Urbino. La vista prosegue con una grande montagna che fa parte del Montefeltro ed è il Monte Nerone (m 1515), riconoscibile benissimo anche dalle antenne per comunicazioni sulla vetta e proseguendo il Monte Acuto (m 1668) attaccato al Monte Catria (m 1702), che è il monte più alto della Provincia di Pesaro. Prossimo al Catria e diviso dalla gola del Sentino, si trova il monte Motette (m 1331) che è diviso dal monte Cucco dalla tetra Valle delle Prigioni, una forra oscura e paurosa dalle pareti talmente alte e dirupate che fu luogo frequentato, intorno al secolo IX- X, dagli eremiti che preferivano solitudine e contemplazione. Oggi compresa nel Parco Regionale del Monte Cucco (m 1566) in provincia di Perugia, sulle cui pendici si trova il famoso sistema ipogeo con una grotta (- 927 m) fra le più profonde del mondo, in parte visitabile; per questo ai piedi del monte, nel paese di Costacciaro, è sorta da anni una delle più famose scuole di speleologia d’Italia. Si prosegue ammirando il monte Serra Santa (m 1348) sopra Gualdo Tadino, il monte Pennino (m.1571) fra Camerino e Nocera Umbra e dietro la parte finale del lungo panettone del Monte Subasio m 1290 (soprattutto se è innevato).
Un po’ lontana tutta la catena dei Monti Sibillini con il Vettore (m 2476) monti pieni di neve da novembre a maggio; se la visibilità è ottima dai Sibillini si riesce ad identificare tutte le cime che formano la Cresta del Redentore (m 2448) e in fondo il Monte Vettore. Questa catena è visibile anche da Montrago (m 1225) e dal Monte Uomo di Sasso (m 1537). Quando i Monti Sibillini terminano alla Forca di Presta (m 1550) poco dopo è visibilissima la catena dei Monti della Laga riuscendo, umidità permettendo, a riconoscere bene tutte le cime dalla prima che è il Monte Comunitore (m 1695) all’ultima che è il Monte di Mezzo (m 2155) sopra il lago di Campotosto, di cui si capisce bene la depressione ma non si vede il lago. Nel mezzo dei monti della Laga si individua bene per la sua forma a piramide il Pizzo Sevo (m 2419), il Pizzo Moscio (m 2411) e più a destra il Monte Gorzano (m 2458), che si ergono imponenti sopra alla conca di Amatrice, non visibile. Dopo i monti della Laga è visibilissimo il gruppo del Gran Sasso con il Corno Grande (m 2912) e il Corno Piccolo (m 2655). Spostandosi poi leggermente a destra (ovest) appare il massiccio dei monti reatini con il Terminillo (m 2217) e a una notevole distanza si vede una montagna isolata non molto alta che è il Monte Cimino (m 1053). La vista spazia poi sempre verso ovest su un paesaggio ondulato difficilmente identificabile, fino ad arrivare alle Colline Metallifere di cui si riesce bene a riconoscere solo il primo monte a sud che è Le Cornate (m 1081). Un paesaggio ondulato, senza punti di riferimento si estende a lungo fino ad arrivare al mare che, causa l’umidità della superficie marittima spesso si confonde con un banco di nebbia. Il mare dal Pratomagno si vede nel tratto dalla Bottigliana (m 1450) fino alla Croce e non so se poi è visibile anche dall’Uomo di Sasso. Il tratto visto e fotografato dalla Croce è la zona fra Livorno (che non è visibile perché la veduta della città è impedita dalle colline soprastanti) e Pisa (invisibile perché sotto il Monte Pisano); in effetti è la zona piatta del Calambrone, Tirrenia fino a Marina di Pisa con alle spalle Migliarino, San Rossore, Camp Derby e Massaciuccoli, un tratto di circa 10 km.

Terminata la vista del tratto di mare sono molto ben visibili i Monti Pisani, da qualche anno chiamati ufficialmente Monte Pisano con il Monte Serra (m 917) pieno di antenne ripetitori radio. Era questo particolare che rendeva il Monte Serra famoso fra i ragazzi e le ragazze degli anni Sessanta anche se nessuno, eccetto il sottoscritto, sapeva geograficamente dove era questa montagna. La ragione perché il Serra fosse popolare fra la gioventù di quasi settanta anni fa era perché fra quelle antenne/ ripetitori vi era quella di Radio Montecarlo, che trasmetteva tanta musica leggera di quel tempo, che noi ascoltavamo con una radio a transistor, musica spesso incisa su un registratore Geloso. Le canzoni dei cantanti in voga a quel tempo e soprattutto i motivi musicali dell’Equipe 84, dei Nomadi, dei Dick Dick, dei Giganti che erano una novità e significavano modernità e giovinezza. Venivano ascoltati in gruppo soprattutto d’estate, quando liberi dalla scuola ci ritrovavamo la mattina e nei pomeriggi assolati ragazzi e ragazze del paese sotto l’ombra di una pergola, di un fico o di un noce a mondare insieme il giaggiolo e fra una canzone e l’altra non mancava mai qualche occhiata d’intesa e galeotta. Le canzoni registrate servivano quando in autunno, inverno e primavera, il sabato sera in una stanza riscaldata da una stufa a legna e con alcune bottiglie di spumante “da poco”, organizzavamo nel paese delle feste in qualche casa privata mandando genitori e nonni a letto presto; il registratore sostituiva il giradischi i cui dischi da quarantacinque giri costavano 700/800 lire che per noi era un prezzo proibitivo.
Alla fine del Monte Pisano poco dopo si intravedono le ondulazioni delle colline lucchesi e l’inizio delle Alpi Apuane e così l’anello geografico si chiude. Come descritto il nostro Pratomagno a sud e a ovest è veramente un balcone panoramico, però la visibilità dipende dalle condizioni atmosferiche. Media in autunno/ primavera, eccezionale nelle giornate fredde e limpide d’inverno in particolare dopo il vento di tramontana e scarsa d’estate per l’evaporazione dell’umidità del terreno.
Mi preme inoltre fare conoscere un’esperienza, penso irripetibile, al quale ho assistito io stesso, facente parte di un gruppo del CAI di Arezzo in escursione la domenica 26 ottobre 1980. Partiti dalla Rocca Ricciarda in una mattinata freddissima e ventosa arrivammo un po’ prima di mezzogiorno alla Croce del Pratomagno, in mezzo ad un vento fortissimo e freddo di tramontana che piegava i cespugli dei faggi al limite della pratina. In direzione ovest, dietro il fumo della centrale di Santa Barbara, si vedevano i fumi dei soffioni di Larderello e dietro ancora, molto lontano, la calotta bianca di neve di una montagna che non poteva che essere il gruppo del Monte Cinto (m 2706) della Corsica. Una visione che non dimenticherò mai.
N.B. Se qualche lettore appassionato di storia, vuole saperne di più sui Sassi di Simone dove fu edificata sul Simone la Città del Sole, può ricercare sul nostro sito web ( www.caivaldarnosuperiore /sezione/ web magazine) il numero di Giugno del 2017 del nostro giornalino sezionale, che contiene un lungo articolo dal titolo “Il Sasso di Simone e la Città dell’Utopia”


