A Castelfranco di Sopra, durante un restauro, riappaiono il portale e rosone della antichissima chiesa di San Pietro.

Castelfranco/Pian di Scò Comunicazioni Terre Alte Valdarno

A Castelfranco di Sopra, in seguito ad un restauro di un edificio che fa angolo con la piazza centrale e via Vittorio Veneto (strada principale), sono ritornati alla luce il portale e il rosone della antichissima chiesa di San Pietro che fu sconsacrata 11 luglio 1786 e adibita a civile abitazione. Cattura1La storia e l’ubicazione di questa chiesa all’interno del perimetro delle mura castellane era conosciuta, tanto che nella parete dell’edifico in restauro adiacente  Via Vittorio Veneto, anni fa fu riportata alla luce una delle finestrelle laterali della chiesa ed altre tracce della fiancata.Cattura2

L’importanza della chiesa di San Pietro è dovuta al fatto che fu costruita quando venne realizzato il castello e quindi ne è coeva tanto che è stata considerata la prima chiesa patronale di Castelfranco.  In effetti la chiesa di San Pietro fu il primo edificio religioso costruito nel nuovo paese, in quanto che l’attuale chiesa, ora propositura di San Tommaso, benchè esistesse prima della costruzione del castello perchè appartenente al vicino castelletto di Soffena,  fu inglobata all’interno del perimetro delle mura durante la costruzione di Castelfranco; dalla chiesa di San Tommaso proviene una tavola del Botticelli rappresentante la Madonna con Bambino e due Angeli del 1465 che nel sec XVIII passò alla famiglia Baglioni i quali la collocarono nella chiesetta della fattoria del Cerreto e oggi si trova al Metropolitan Museum di New York. Come scrive Franco Giunti, castelfranchese doc, giornalista e mio amico da sempre, nella caratteristica regolarità urbana di Castelfranco di Sopra, con vie ortogonali come nel  “Castrum “ romano, la chiesa di San Pietro fu costruita al centro, nella grande piazza sulla quale si affacciavano gli edifici più rappresentativi del potere politico e della sfera spirituale”. Cattura3La chiesa fu dedicata a San Pietro in onore del Santo particolarmente  venerato a Firenze e perchè si trovava sulla Via di San Pietro (Via Sancti  Petri) ora Strada dei Sette Ponti, importante arteria di comunicazione  e di pellegrinaggio  per chi veniva dal Nord ed era diretto a Roma. Su questo tracciato nel medioevo vi furono costruite ben sei pievi  romaniche, di cui tre (Pitiana, Cascia e Gropina) dedicate a San Pietro.  La chiesa era ad una sola navata e le tracce ancora visibili fanno pensare che fosse stata costruita in conci di pietra e illuminata da finestrelle a mensole concave riquadrate e nel 1309 vi furono trasferiti i beni del soppresso monastero benedettino di Gastra diventato prioria e i rettori della chiesa di San Pietro furono detti “abati commendadarii”. Pur essendo una chiesa patronale  non risulta che abbia mai costituito un popolo o parrocchia, sappiamo che divenne poi la sede della Compagnia dei Neri. Aldo Merlini,  personaggio molto amato e ricordato al quale è stata intitolata la Biblioteca Comunale,  nel libro “Castelfranco di Sopra. Arte, storia e costume “ scrive  che “nello Statuto del 1394, raro manoscritto che è conservato nell’Archivio Storico, c’è un intero capitolo (Libro II, Capitolo XX) che tratta ampiamente “ De la electione degl’ Uficiali de la festa di Sancto Pietro” con la descrizione delle cerimonie civili e religiose che si tenevano dentro e fuori la chiesa il 29 Giugno di ogni anno.  Nel 1542 la chiesa di San Pietro è annessa alla Prioria di San Bartolomeo   a Gastra.

Purtroppo della chiesa di San Pietro non esiste nessuna indicazione ne sulla forma, le misure, l’arredo e l’unica immagine che ne conserva il ricordo è lo schizzo del castello nella “Carta de’ Capitani di Parte “ che ne da solo una  idea schematica.Cattura6 Si pensa, come scrive Aldo Merlini, che l’edificio della chiesa sia stato di notevole ampiezza e ciò per i seguenti motivi: 1) perchè nel giorno della festa del Santo vi convenivano tutte le compagnie dei “popoli” della Comunità le quali accedevano all’interno della chiesa secondo l’importanza del “popolo” che essi rappresentavano; 2) perché in San Pietro si tenevano tutte le regolari funzioni religiose alle quali poteva intervenire la popolazione del castello e del contado; infine  per la solenne celebrazione ivi tenuta il giorno 11 Luglio 1786 in occasione del”trasferimento ad altra chiesa del nome e della ragione di Sancto Piero avanti la sconsacrazione  alla quale convennero gran numero di prelati,  dieci  de’ quali  deputati a dire Messa”.Si pensa che la chiesa sia stata ricca di affreschi, nel 1966 alcuni di questi sono venuti  alla luce duranti  lavori effettuati al palazzo, staccati e restaurati sono ora conservati nella sala consiliare del comune di Castelfranco di Sopra (ora  comune di Castelfranco – Piandiscò).Cattura

Monsignor Giuseppe Raspini, sacerdote, storico e archivista dell’Archivio Vescovile e Capitolare di Fiesole scrive in “Castelfranco di Sopra. Appunti di storia religiosa” che nel 1694 viene redatto un inventario  dei beni della chiesa di San Pietro, fra cui quelli provenienti da  Gastra. Fra le cose censite è segnalata una “tavola dipinta di braccia 3 in circa, alta e larga di più” rappresentante la Vergine con il Bambino in braccio e con i  Santi Bartolomeo, Pietro, Giovanni Battista e Paolo commissionata dal prete Giovanni di Cristoforo da Terreno, sul quale non si hanno altre informazioni, attribuita al Perugino è conservata oggi a Vienna.

 Sempre nel libro di Monsignor Raspini si legge che  nel volume L’opera completa del Perugino  edito a Milano nel 1969 è riportato a pag 118 un documento  del 1786 ( anno di sconsacrazione della  chiesa) presso l’Archivio di Stato di Firenze dal quale risulta che nell’oratorio di San Pietro a Castelfranco si trovava un’opera del Perugino. Si tratta evidentemente della stessa tavola dell’inventario del 1694 e con quasi assoluta certezza  è quella oggi conservata al Kunsthistoriches Museum di Vienna. L’opera porta sul fronte della pedana il nome del committente e la data 1493. Fu dipinta a Firenze dal Perugino e nel 1662 questa pittura sembra che appartenesse al cardinale de’ Medici.  Monsignor Raspini scrive che si possono fare le più varie congetture su come la tavola sia finita a  Castelfranco, è probabile invece  che sia scomparsa in occasione della sconsacrazione.Cattura5

In seguito alle leggi granducali per la soppressione di Compagnie, monasteri e enti religiosi, la chiesa di San Pietro, che nel frattempo era diventata anche sede della Società della Disciplina, fu soppressa , alienata e diventò così una abitazione civile.

Aldo Merlini scrive  che” della chiesa di San Pietro, resti dunque l’immagine che ognuno di noi può formarsi a piacimento, quando entrando nella bella piazza centrale del paese (Piazza Vittorio Emanuele) abbia appreso che proprio all’angolo e inizio dell’attuale Via Vittorio Veneto, a sinistra guardando verso Nord, è esistita fino alla fine del sec XVIII una chiesa dedicata al suo Santo più illustre”.I resti di questa chiesa si aggiungono alle tante testimonianze  storiche e architettoniche che fanno di Castelfranco di Sopra,  castello  disegnato da Arnolfo di Cambio  nel progetto delle Terre Nove del Valdarno costruite dalla Repubblica di Firenze, un bellissimo paese, inserito a pieno titolo fra i “Borghi più belli d’Italia” .Cattura4

                                                                                                                      Testo e foto di Vannetto Vannini

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