La Chiesa di San Quirico a Montelfi

In Valdarno Pievi e Opere d'Arte pievi ed opere a incisa-figline Pievi ed Opere d'Arte Valdarno

E’ un po’ fuori mano, una volta immersa nel bosco, ora anche tra oliveti e vigneti. Faceva parte di un piccolo castello che si volgeva verso la valle sottostante. In effetti se gli girate intorno noterete la struttura a scarpa del lato posteriore come mostra la nostra foto. Il Repetti dice: “siede in costa a cavaliere della strada postale aretina sulla sinistra dell’Arno”. La strada moderna la evita passando più in basso ma una volta passava proprio davanti alla chiesa. Il toponimo si può far risalire al germanico Welf oppure dal latino Helfius. Di questo luogo per alcuni si ha memoria fino dal 1078 in un contratto rogato il 12 marzo nella Badia di Coltibuono. Della Chiesa si ha notizia certa in un documento del 1131 dove si dice che il documento è rogato in località “Cruce Monte Elfi” “prope ecclesiam Sacti Quirici”. Un altro documento ricorda una vendita del 1157 di Bonifazio, figlio di Serafino di Rodolfo della famiglia dei Firidolfi, e la moglie Gisla  che cedono i loro possedimenti in Montelfi alla Badia di Coltibuono. Del 1173 è un documento rogato nel castello di Leccio in cui si vendono dei terreni nel poggio di Montelfi. Nel XIII secolo la famiglia che sovrastava le altre nel territorio era quella degli Abati di fede ghibellina. Significativi a questo riguardo sono due documenti del 1294 in cui gli Abati acquistano dei terreni ad Incisa e Montelfi. Nel 1304 Montelfi fu investita da una delle tante ritorsioni dei fiorentini contro i ghibellini. L’esercito fiorentino, di ritorno da una missione al Tasso, “guastò allora Montelfi e Cappiano” e si dovettero contare numerosi danni alle case ed alla chiesa. Pochi anni dopo, nel 1310,  Montelfi fu testimone invece di uno scontro fra le truppe di Arrigo VII e gli avamposti fiorentini posti nel territorio incisano che, dopo aver tentato di impedire al sovrano l’avvicinamento a Firenze, sconfitti, ripararono velocemente nel castello di Incisa.
La chiesa fu ristrutturata nel 1299 ed era nota per aver custodito la pala d’altare della bottega del Ghirlandaio (per alcuni eseguita da Pietro del Donzello), raffigurante la Madonna col bambino affiancata dal piccolo San Quirico accanto alla madre Santa Giulitta, dall’altro lato è San Bartolomeo e in basso il ritratto del donatore. Il dipinto è custodito presso il Museo D’Arte di Incisa in Val D’Arno. La chiesa faceva parte del piviere di San Vito dal quale passò nel 1786 nel piviere di S. Alessandro all’Incisa. Oggi purtroppo l’edificio non e’ piu’ una chiesa, ma e’ diventata un’abitazione.

Gli anziani della zona raccontano che frequentavano la chiesa fino al 1960, erano gli  abitanti del Burchio e della Fonte;  il parroco era Don Magi. Visto che era nel bosco, gli abitanti non ci andavano mai, allora il nuovo parroco, Don Poggesi, costrui’ una nuova chiesa al Burchio, vicino alle abitazioni. In seguito la Chiesa di Montelfi fu sconsacrata e venduta.

 

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