di Rossana Casini
Da quasi cento anni la Croce è il simbolo del Pratomagno. Realizzata in ferro e collocata a 1.592 metri di altezza, dall’alto dei suoi 20 metri veglia su Valdarno e Casentino. L’idea di realizzare questa croce venne esattamente cento anni fa al padre cappuccino Luigi da Pietrasanta che si trovava a predicare a Raggiolo nel 1926 e al parroco del paese, don Francesco Bordoni. Il 1926 era l’anno del settimo centenario della morte di San Francesco. L’idea prevedeva di innalzare una grande croce sulla prateria della vetta del Pratomagno, una croce che contrassegnasse l’orizzonte che si ammira dalla Verna e fosse ugualmente visibile sia dal Casentino che dal Valdarno, uniti così dal segno di pace dei suoi bracci, al cui centro campeggia lo stemma dell’Ordine Francescano. La simbologia era perfetta: la Croce all’alba di ogni giorno riceve dalla Verna il primo raggio di sole che illumina il bassorilievo della sua cappellina con il Poverello di Assisi. Al contrario al tramonto il sole arrossa l’orizzonte della Verna dove si staglia la Croce monumentale del Pratomagno.
Il 14 agosto 1927 alla presenza di una folla enorme che si accalcava sulla vetta, si calcolò che ci fossero non meno di ottomila persone, fu murata la prima pietra.
Il disegno tecnico della croce fu eseguito dal professor Tito Cini di Firenze, il cemento per la base (100 quintali) fornito gratuitamente da un cementificio casentinese, i 900 pezzi di ferro che la compongono, sagomati dalle Officine Meccaniche Bordoni di Ponte a Poppi, furono trasportati a spalla da volontari o a dorso di muli, mentre su disegno di Galileo Chini, si realizzava la terracotta riproducente San Francesco che sarebbe stata posta nella cappellina del basamento. La costruzione fu a cura di un comitato misto di casentinesi e di valdarnesi presieduto dall’allora parroco di Loro Ciuffenna don Giovanni Mazzoni, coadiuvato dal giovanissimo avvocato Alfredo Merlini[1] con funzione di segretario e dal dottor Mario Calamandrei, medico condotto di Loro. Poco più di un anno dopo la posa della prima pietra, alle 6 del mattino del 2 settembre 1928, cominciarono le cerimonie di inaugurazione; per essere presenti di buon’ora, molte delle migliaia di persone avevano passato tutta la notte in prossimità della vetta. L’inaugurazione fu un evento storico per l’intera comunità del Valdarno e del Casentino. Don Giovanni Mazzoni celebrò la prima funzione religiosa proprio ai piedi della struttura in ferro.
Da segnalare la presenza di una cartolina datata febbraio 1935, che mostra un nuovo progetto di Croce. La cartolina fu spedita presumibilmente da un ecclesiastico di Poggibonsi ad un seminarista di Firenze, Giuseppe Lombardini. Non ci sono notizie ulteriori di progetti di rifacimento a pochi anni dal completamento della Croce stessa. L’immagine è corredata dal testo: “Cappella e croce da erigersi a san Francesco d’Assisi sul Pratomagno” e mostra il progetto di una cappella in muratura abbastanza elaborata sormontata da una croce. La cappella, in stile neogotico, ha un portale ad arco, un piccolo rosone centrale e una croce trilobata decorata in cima. Si tratterebbe di un bozzetto che rappresenta una proposta architettonica alternativa e successiva, legata alle celebrazioni francescane della zona. Sebbene questa specifica cappella ai piedi della Croce non sia mai stata realizzata in questa forma, tuttavia il disegno sembra rappresentare un “progetto alternativo” o un ampliamento pensato già nel febbraio 1935, rimasto su carta, volto a monumentalizzare ulteriormente il basamento della Croce del Pratomagno. Testimonianza di una fortissima devozione al Santo, che porterà pochi anni dopo l’inaugurazione della Croce, a voler aggiungere una cappella interamente dedicata a San Francesco.
La Croce ha subito vari restauri nel corso degli anni. Il più impegnativo dopo il 1966, quando il vento e la tempesta la divisero in due pezzi. La grande Croce, diventata nel tempo un simbolo per le popolazioni dei due versanti del Pratomagno si presentava distesa per terra, contorta e rugginosa. Così si manifestarono diverse iniziative, che l’avvocato Alfredo Merlini ormai non più giovanissimo, quale Presidente della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, riuscì a coordinare promovendo la costituzione di un apposito Comitato[2]. Un particolare contributo dette l’Associazione di Promozione Turistica di Arezzo e non mancò la collaborazione, anche personale, di molte autorità politiche e amministrative a livello nazionale, provinciale e locale. Anche l’autorità religiosa fu sensibile all’iniziativa e molti parroci dei due versanti della montagna promossero sottoscrizioni tra i loro parrocchiani. Dopo aver realizzato la base finanziaria fu deciso a chi assegnare i lavori di ripristino: con un preventivo di circa quattro milioni l’opera venne affidata a una ditta di Soci in Casentino. Infine la verniciatura, che fu effettuata da due artigiani di Loro Ciuffenna. Il 3 agosto del 1969 tanta gente delle due valli contigue convenne sulla cima e fu festa grande: i danni dell’alluvione del 1966 erano stati riparati ed erano state attuate alcune modifiche sostanziali: la croce era più bassa dell’originale, con un basamento diverso e più resistente.
Nel 1989 la Comunità Montana del Pratomagno eseguì ulteriori lavori di manutenzione del basamento, oltre alla realizzazione di una recinzione perimetrale e di una nuova verniciatura.
Nel 2013, è stato realizzato l’ultimo restauro che ha riportato la Croce rossa del Pratomagno al suo splendore, che negli anni era andato un po’ a sbiadire. l lavori di restauro, seguiti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Arezzo, sono consistiti nel consolidamento delle fondamenta della Croce, nella completa sostituzione dei bulloni che legano le parti metalliche, nella ripulitura di queste dalla ruggine, successivo trattamento anticorrosivo e riverniciatura di tutta la struttura con uno splendente colore rosso amaranto (In origine la croce non era verniciata, ma trattata con il minio, un antiruggine al piombo, per cui si presentava di un colore tendente all’arancione, quello del minio). La cappellina all’interno della Croce è stata anch’essa restaurata e resa più idonea al raccoglimento e alla preghiera.
Per realizzare l’intervento è stato necessario un notevole impegno economico. A questo ha provveduto in parte la Regione Toscana e in parte Banca Etruria. il 27 luglio 2013 in occasione della festa per l’avvenuto restauro, la Santa Messa è stata officiata dai Frati Cappuccini di Ponte a Poppi. Prima del rito religioso il Padre si è voluto soffermare sulla grande figura di Padre Luigi da Pietrasanta, il francescano che nel 1926, per il settimo centenario della morte di San Francesco, propose l’idea della realizzazione della grande croce monumentate dedicata al Santo di Assisi sul punto più alto del Pratomagno. Chi meglio dell’ordine francescano per celebrare la Santa Messa in occasione della festa. Sicuramente senza questo Santo, patrono d’Italia, la croce non sarebbe mai stata eretta. Francesco d’Assisi è il Santo che più di ogni altro vive in simbiosi con la natura e la grande Croce costruita sul Pratomagno è a lui dedicata. Alla festa erano presenti anche i Frati Minori della Verna con Fra’ Massimo guardiano del Sacro Convento. Il consolidamento ed il restauro della Croce sono stati l’occasione per una valorizzazione e riqualificazione della zona del Pratomagno anche in altri settori, dalla sentieristica all’installazione di pannelli esplicativi sull’ambiente, flora e fauna, dando luogo ad un periodo di positiva promozione turistica.
La devozione a San Francesco ha impresso un’impronta anche sul territorio del Pratomagno. I sentieri che tagliano le pendici e i crinali fanno parte dei cammini storici legati ai pellegrinaggi del Santo (Le Vie di Francesco). La Croce funge da baricentro visivo e emotivo per i pellegrini che attraversano queste vallate. San Francesco e i suoi primi seguaci, così come numerosi frati francescani nelle epoche successive, attraversarono certo ripetutamente queste foreste e vallate per spostarsi tra Firenze, Siena, i borghi del Valdarno e La Verna. Due luoghi simbolo di questi passaggi sono il Convento di Ganghereto[3] e il Convento di San Francesco a Montecarlo[4], entrambi strettamente legati alla predicazione di San Bernardino da Siena e al massiccio del Pratomagno.
[1] Alfredo Marlini, residente a San Giovanni, figura di spicco nel panorama del volontariato e del Terzo Settore italiano, storico Presidente Nazionale della Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia dal 1963 al 1985
[2] Il significato della ricostruzione della Croce è nella epigrafe posta a fianco del monumento, dettata dal presidente del Comitato Promotore, avv. Alfredo Merlini: Da questa vetta / Punto di ideal incontro / Delle serene genti dell’Arno / Il poverello d’Assisi / Addita ancora / Agli uomini / L’Eterno messaggio dell’Amore / Contro gli odi, gli egoismi, le guerre. In questo segno / Fu eretta nel 1928 questa Croce / E fu ricostruita nel 1969 / A cura di un Comitato / Promosso dalle Misericordie d’Italia / Onde allarghi ancora le braccia / Al cristiano amplesso dei popoli / Finalmente affratellati e liberi / In tutti i continenti.
[3] Fondato originariamente nel XIII secolo e immerso nelle caratteristiche balze del Valdarno, è stato uno dei primi insediamenti francescani della zona. Oggi il complesso è noto come Casa di Preghiera “Madonna del Sorriso” ed è gestito dalle Suore Domenicane.
[4] Situato sulla collina che sovrasta San Giovanni Valdarno in direzione di Cavriglia, fu fondato nel XV secolo grazie al Marchese Carlo Ricasoli, che donò la sua villa ai frati del vicino convento di Ganghereto. I frati si trasferirono qui sotto la guida di San Bernardino da Siena, che rese il convento un polo spirituale e assistenziale di primo piano. Il luogo è attualmente oggetto di recupero e valorizzazione.





