Un incidente serio nelle nostre montagne. Una analisi approfondita che fa riflettere.

Comunicazioni Gruppo Alpinistico

Abbiamo letto sui giornali di un grave incidente che è occorso sul Monte Falterona, quindi vicino a noi, a dei colleghi del C.A.I. di Arezzo che hanno avuto la sventura di essere travolti da una slavina in questi giorni in cui,  molti di noi, sono presi dalla voglia e dal desiderio di poter sciare e ciaspolare su questa insolitamente copiosa nevicata che sta imbiancando le nostre montagne. Cattura3Il Presidente della Sezione di Arezzo Sandro Vasarri, che era fra i tre colleghi che partecipavano all’escursione, ha scritto una riflessione su quanto accaduto.  E’ un documento di rara efficacia che, oltre a ristabilire l’ordine veritiero degli accadimenti, contiene delle informazioni preziose e delle regole di conmportamento che dovrebbero sempre essere tenute presenti prima della decisione di uscire in escursione e durante un evento insolito e pericoloso che si può sempre presentare . Noterete anche la diversità della presentazione della notizia giornalistica e della ricostruzione del Presidente Vasarri ma questo è il “bello” della stampa.

La notizia sulla Nazione era questa:

Ho visto la valanga che li inghiottiva”: incidente al Falterona, il racconto choc del presidente del Cai

articolo che potete leggere al seguente link:

http://www.lanazione.it/arezzo/sciatore-cade-slavina-soccorso-1.640911#!kalooga-17153/~Provincia%20~slavina%5E0.75%20~sciatore%5E0.56%20~%22Reggio%20Emilia%22%5E0.42

La foto è stata presa dall’articolo del Quotidiano la Nazione.

e questa è l’analisi del fatto del Presidente Vasarri:

Ieri, durante una gita con due amici, Lorenzo ed Alessio, sono stato testimone di una valanga che ha investito i miei due amici e quindi relaziono perché  ognuno ne tragga le relative conseguenze.

Dico subito che Alessio ne è uscito incolume e Lorenzo, dalle informazioni disponibili al momento, con qualche costola rotta e con un’ipotermia immediatamente rientrata, quindi tutto sommato è andata bene. Altrimenti non so se avrei avuto la tranquillità di scrivere, di analizzare.

Siamo partiti ad ora piuttosto tarda ed abbiamo raggiunto il breve la cima del Monte Falco sotto una fitta nevicata con temperature poco sotto zero. Ci dirigevamo verso il Monte Falterona per poi percorrerne il famoso canale nord fino alla Fonte del Borbotto, ma ad un certo momento si è optato per una scorciatoia in un canale secondario, già percorso precedentemente da Alessio. Mentre Alessio e Lorenzo si sono gettati immediatamente nella discesa, io ho fatto il primo pezzo a scaletta, riscontrando che c’era uno strato superficiale poco coeso che scorreva su uno strato più profondo. Ho dato immediatamente l’allarme, ma non mi ha risposto nessuno. Più avanti c’era una piccola radura in cui era evidente una superficie di distacco dello spessore di circa 40 cm caratteristico della valanga a lastroni, che aveva utilizzato come superficie di scorrimento lo strato più coeso che avevo rilevato sotto. La superficie di scorrimento era di piccola ampiezza, la radura si richiudeva e nel canaletto centrale di non più di un metro di larghezza c’erano degli accumuli, quindi ho ritenuto che la valanga si fosse esaurita nella zona di distacco. Gli amici non erano più a portata di voce, quindi ho cominciato a discendere il canale con prudenza e con frequenti soste, notando che la rigola centrale del canale aveva neve più coesa che ai bordi. Dopo circa 20 minuti ho raggiunto la base del canale dove Alessio era in piedi e stava soccorrendo Lorenzo che era a terra, disteso nella neve, in una specie di nicchia che Alessio aveva provveduto a scavare. Inizialmente ho pensato che avesse sbagliato una curva ed avesse sbattuto contro un albero, poi ho pensato che un piccolo smottamento di neve ce lo avesse trascinato, infine ho realizzato quello che Alessio stava cercando di urlare al 118 nei rari momenti in cui il campo telefonico era presente: la valanga che avevo osservato in alto non si era esaurita subito come avevo supposto, ma aveva travolto i due amici e li aveva trascinati in fondo al canale. Io avevo impiegato 20 minuti per fare un percorso che loro avevano fatto in pochi minuti, trascinati dalla valanga. Il telefono non prendeva, rapida suddivisione dei compiti, io sono rimasto con l’infortunato ed Alessio si è spostato sulla strada forestale per chiamare i soccorsi. Immediatamente ho messo addosso a Lorenzo tutto ciò che avevo addosso e nello zaino, poi mi sono messo a ballare per non congelarmi anch’io. Durante tutto il tempo trascorso ho tenuto Lorenzo vigile, con domande a trabocchetto in cui mi ha sempre risposto in maniera corretta, con artifici banali, tipo quello di sbagliare il nome dei figli per provocare una sua correzione, sempre puntualmente arrivata. Quando avevo esaurito gli argomenti, come per magia si è materializzata la squadra di Soccorso Alpino del CAI che ha tratto in salvo l’infortunato usando ben quattro supporti: prima un materassino gonfiabile, poi un toboga, poi il gatto delle nevi che sotto la guida esperta del rifugista era riuscito a percorrere un tratto della strada forestale, ed infine con l’ambulanza che ha trasportato l’infortunato, con strade in pessime condizioni, fino all’Ospedale di Cesena.

Ho scritto tutto ciò per chiarire che quello che nei corsi di scialpinismo viene chiamato “falsa certezza” o “trappola euristica” si è improvvisamente materializzato nelle nevi del Falterona. La trappola in questo caso è stata la confidenza con i luoghi dell’escursione, la bellezza di una discesa in neve fresca, l’eccessiva fretta con la quale è stata realizzata la gita.

Quanti dicono”nel Falterona non ci sono valanghe, perché il bosco arriva fin nei crinali”? Non è vero, la neve quando la metti in un piano inclinato (in questo caso fortemente inclinato) tende a scorrere verso il basso seguendo una legge che Newton scoprì quando gli cadde una mela sulla testa. Il lastrone di neve non coesa è stato pazientemente ad aspettare che due sciatori lo sovraccaricassero e poi ha ceduto, facendo il suo gioco di scorrere verso il basso.

Conclusioni:

1.       mai gite di fretta

2.       mai dare confidenza alla montagna

La montagna non è un killer come a volte titolano i giornali (per fortuna, non questa volta) ma ha le sue leggi da rispettare, a noi il compito di cercare di comprenderle per poter ammirare la sua bellezza senza rimanerne scottati.

 

Sandro

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *