Ponte agli Stolli e San Michele a Pavelli: DA PICCOLI A GRANDI LUOGHI

Comunicazioni

Durante l’escursione di Martedì 15 Febbraio siamo passati da Ponte agli Stolli. Infinite volte ci siamo passati in macchina senza fermarci. Questa volta, grazie a Luciano Romanelli accompagnatore ufficiale di giornata, ci siamo transitati a piedi e ci ha sorpreso incontrare un angolo di Valdarno di un fascino notevole, sconosciuto a quasi tutti. Per questo abbiamo pensato di metterlo in evidenza sul sito a dimostrazione che camminare nel nostro territorio riserva sempre emozioni particolari, anche a noi che ormai lo calpestiamo sistematicamente da molti anni. Nella stessa occasione ci siamo accomodati (si fa per dire) per mangiare nei pressi della Chiesa di San Michele a Pavelli. Ci ha stretto il cuore vedere in che condizioni è ridotta una così antica e, una volta, amata chiesa. Speriamo che il restauro, a cui dovrebbe essere indirizzato il cantiere desolatamente abbandonato che si nota nelle fotografie, sia portato presto a compimento.

Speriamo comunque di far cosa gradita ai lettori nel mettere qui di seguito la storia e le fotografie di questi luoghi. Naturalmente le schede relative sono inserite nell’apposita sezione del nostro sito.

Ponte agli Stolli

Questa frazione di Figline (anticamente “Pons Strullorum) deve il suo nome al fiorentino Ubaldino degli Strulli, che vi fu esiliato nel 1260 colpevole di non aver partecipato alla famosa battaglia di Montaperti e ricordato per tale atto di codardia anche nella Divina Commedia da Dante Alighieri. Molte sono le denominazioni del ponte: il nome di “Stolli” sembra derivare dall’attività molitoria ed agricola del paese, riferendosi agli stilli (aghi) dei pagliai (cioè il palo intorno al quale venivano disposti i covoni di fieno e che si trovava, di solito, nelle vicinanze della casa dei contadini); con la denominazione “Ponte agli Strulli” si giocava invece sull’assonanza evidente con “stollo” ovvero grullo in dialetto toscano. Della costruzione del ponte di origine medievale restano solo alcune strutture in pietra che rappresentano il basamento delle pigne, mentre poche tracce restano del complesso di tre mulini che esisteva nella parte vecchia della località. 

 

 

 

Il ponte ebbe grandissima importanza fin dall’epoca romana perché su di esse transitava la “Cassia Adrianea” , la strada fatta costruire al tempo dell’Imperatore Adriano nei primi decenni del II sec. d.C . La strada aumentò sempre di importanza fino a divenire uno dei percorsi più utilizzati nel medioevo per chi dal Valdarno voleva muoversi verso Firenze. La strada passava infatti dalla Pieve di San Romolo a Gaville, superava il torrente Cesto al Ponte agli Strulli e, attraverso il Castello di Celle,  raggiungeva la Badia di Montescalari; oppure, voltando per Dudda, giungeva alla Pieve di Cintoia nell’omonima valle. Anche il complesso dei mulini aveva la sua importanza. Il torrente Cesto, con portata per tutto l’anno, nasce alle pendici del Monte San Michele, fra Torsoli e Lucolena, ed è sempre stato un corso d’acqua molto importante per la possibilità molitrice che poteva sviluppare. Era quindi su di esso che si riversavano le attenzioni dei vari castelli che stavano a presidiarlo e le istituzioni religiose che ne detenevano in maggioranza i diritti di sfruttamento delle acque. Sono famosi due di questi mulini posti uno vicino all’altro nella località di Poggiale. L’uno della Canonica di San Bartolomeo a Scampata , l’altro della chiesa di San Michele a Pavelli passato alla pieve di Santa Maria di Figline. Una disputa annosa che determinò anche fatti di sangue e che fu molto studiata dagli storici che vi vedono inclusi tutti i comportamenti e gli interessi tipici di quel tempo. L’attuale borgo è ancora attraversato dalla strada che conduce in chianti che ricalca la vecchia strada consolare. Per vedere il borgo antico però si deve camminare a piedi, avvicinandosi alla parte più vicina, quasi a strapiombo sul torrente, passando sotto gli archi di due abitazioni. Ai margini del borgo è posta una piccola cappella ristrutturata nel XVIII secolo come si evince da una targa murata sul fianco sinistro. Nelle vicinanze è presente anche una bella cascata.

La chiesa di San Michele a Pavelli

La chiesa di San Michele a Pavelli (nome derivante dal patronimico romano Pavillius), posta a 270 metri sul livello del mare, si trova in un diverticolo della strada che va da Figline a Gaville, diverticolo che permette di raggiungere Ponte agli Stolli senza passare dall’antico castello degli Ubertini. La chiesa, già canonica quindi officiata da un gruppo di sacerdoti con un priore, a metà del secolo XI era stata ceduta alla curia di Fiesole dai signori di Cascia che facevano parte della ricca famiglia dei “filii Pagani” (poi Suavizi). San Michele aveva il patronato di altre quattro chiese più piccole: Santa Maria, sempre a Pavelli, San Michele in Casteldazzi, le chiese di Panicaglia e Tartigliese. Ricordata per la prima volta in un documento dell’abbazia di Passignano del 1079 è ancora menzionata nel 1092 in un altro rogito di Montescalari. Nei tempi più antichi era sotto la protezione del vicino Castelrotto, castello scomparso. Nel 1120 la chiesa è ricordata come “ecclesia et canonica Sancti Arcangeli sito jandicto Pavilli”; più comunemente viene ricordata spesso come S. Angiolo. Nel 1130 si fa menzione del Proposto Guido, e di altri canonici. Chiesa ricca perché vi affluirono lasciti dai fedeli di ogni ceto come nel 1139 quando al Proposto Ambrogio vennero donati “terra, gora, pescaia a Casale di Poggiale”, ed in seguito ci sono pervenute molti contratti di permute e compere varie. Nel 1168 sappiamo di un accordo tra la canonica di Pavelli e quella di S. Bartolommeo a Scampata nel quale la seconda acconsentì ad una cospicua serie di restituzioni che restauravano i diritti di Pavelli sia sulle decime dell’eredità lasciatele dalla famiglia degli Attingi, quanto su di una serie di oblazioni derivanti da una serie di sepolture di diverse famiglie proprietarie che abitavano lungo il torrente Cesto. L’accordo molto probabilmente era propedeutico per la rivoluzione territoriale che si sarebbe verificata di lì a poco. Infatti la chiesa canonica che fino a quel momento era compresa nel piviere di San Romolo a Gaville, fu da questo spostata nel 1175 quando il Vescovo di Fiesole Rodolfo istituì la Pieve di Santa Maria a Figline, facendola divenire suffraganea di questa nuova pieve. Con la canonica naturalmente furono spostate anche le quattro chiese di sua pertinenza e tutti i diritti che la canonica possedeva concorsero a rimpinguare il patrimonio della nuova pieve. La Canonica possedeva il suo “spedale”, che sappiamo dipendente e diretto da quello di San Vito a Figline. Come abbiamo visto la chiesa era stata istituita dalla iniziativa privata di alcuni nobili, ed era certamente di costruzione precedente alla ristrutturazione del XII secolo con cui ci è pervenuta anche se in seguito subì varie trasformazioni che ne alterarono l’aspetto romanico,  in parte però ancora oggi affiorante: specialmente nell’abside e nella parte posteriore che appaiono ancora oggi originali e che mostrano, sebbene a tratti, una pregevole fattura del filaretto. Le fotografie documentano purtroppo il degrado in cui versa una così antica e una volta potente e rispettata chiesa.

Dalla Chiesa proviene un’interessante serie di insegne in legno policromo con Simboli della Passione di Cristo, utilizzate per la processione del Venerdì Santo; realizzate nell’Ottocento sono attualmente conservate nel museo di Figline.

 

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