Il Castello di Pelago

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Pelago si trova a circa 25 Km da Firenze, in direzione est. Il capoluogo sorge a 350 mt sul livello del mare, lungo luna delle strade che dall’Arno salgono fino all’Abbazia di Vallombrosa. Pelago deriva dal latino “Pelagus” che oltre al significato comune di mare, viene usato da alcuni scrittori latini nel senso di “massa d’acqua simile al mare.Il Castello di Pelago2 Questo riferimento sembra derivare dalla presenza di un bagno minerale romano molto vicino al paese che veniva chiamato “casa al bagno” nella via che da Pelago va verso Pontassieve. Essendo all’incrocio di varie vie di comunicazione naturali, la zona fu abitata fin dall’epoca preistorica e vide accrescere la propria importanza sia nel periodo etruco-romano che in quello degli insediamenti medievali: le vette dei colli, le gole dei torrenti e gli altri luoghi di rilievo si andarono sempre più arricchendo di torri, di castelli, di ville signorili, di borghi di vario tipo. Lo stesso centro storico di Pelago è costituito da un agglomerato di abitazioni “spontaneamente” sorto attorno ad un fortilizio dei Conti Guidi (il primo documento risale al 1089), ma la proprietà del castello di Pelago era dei Cattani da Diacceto, vassalli dei Guidi. Tra le carte della Badia di Vallombrosa esistono diversi atti stipulati nel castello di Pelago: il più antico è del 1089, i successivi del 1132, 1178 e 1229; altri invece furono scritti nel foro di Pelago e portano le date 1188, 1319 e 1347. Verso la metà del Duecento, è di quei momenti l’occupazione da parte dei Guelfi esiliati da Firenze dal 1248 al 1253, col ridimensionarsi dell’autorità dei Guidi rispetto ad altri poteri insorgenti, in particolare la Repubblica Fiorentina, il titolo di proprietà dei Cattani fu oggetto di contestazione da parte della Diocesi di Fiesole, dei monaci camaldolesi e degli stessi fiorentini. La questione si trascinò per secoli, finchè nel 1445 Papa Eugenio IV la risolse con un “breve” che confermava i Cattani quali proprietari del Castello. Cresceva intanto l’importanza di Pelago quale mercato di prodotti agricoli, un ruolo che avrebbe mantenuto anche in seguito. La chiesa castellana, situata all’interno del castello di Pelago, dedicata a S. Clemente è ricordata fin dal XII secolo come suffraganea del piviere di San Lorenzo a Diacceto. Compare nel Libro di Montaperti del 1260 e nelle Rationes Decimarum del 1299. Il 3 luglio 1413, (vedere scheda Pieve di Pelago), viene elevata al privilegio di Pieve. Il 15 marzo 1568 le cure suffraganee del piviere di San Gervasio passarono a San Clemente (l’uso del fonte battesimale è descritto nelle visite pastorali del vescovo di Fiesole a partire dal 1574). Importanti lavori di restauro vennero eseguiti tra il 1737 e il 1740, e ancora nel 1823. Fu elevata a propositura il 10 agosto 1894. Nel 1808 Pelago fu eretto a capoluogo di comunità dell’amministrazione napoleonica. L’attuale estensione del territorio risale al 1915, quando si è costituito il Comune di Rufina, mediante il distacco dell’omonima frazione e di quella di Contea. Il castello medievale, il cui circuito murario si sviluppava in forma ellittica sopra un ciglione sporgente verso il torrente prevedeva un primo perimetro delle mura castellane che , nonostante guasti anche recenti, è definito dall’andamento delle pareti tergali degli edifici che costituiscono un nucleo compatto attorno alla chiesa di San Clemente. In questo nucleo l’episodio architettonico di maggior rilievo è costituito dal palazzo dei Da Diacceto – oggi sede comunale – probabilmente il nucleo del vecchio cassero. Al primo sarebbe seguito un secondo circuito murario, più ampio per permettere ricovero all’aumento della popolazione, sviluppato verso sud e completato dopo la metà del XIV secolo.Pelago3 Alla seconda metà del XIV secolo risale, con probabilità, la ristrutturazione del palazzo dei Da Diacceto. Allo stesso periodo risalgono i due portali architravati, posti ai due lati dell’atrio d’ingresso, con stipiti a conci di pietra forte e lunette a tutto sesto, tipici delle case-torri trecentesche. Al piano superiore un’altra porta presenta caratteristiche trecentesche con architrave e profili in pietra serena, . Il muro a sinistra del passaggio voltato che introduce nella corte del castello, formato da grossi conci di alberese dove si vede una finestra tamponata, sembra essere ciò che resta di un’antica torre.

Il Castello di Pelago3

Attualmente l’abitato di Pelago risente delle scorso interesse dimostrato dagli amministratori e dagli abitanti per il suo passato. L’occhio dell’esperto non fa fatica ad individuare sotto improprie surfetazioni, discutibili intonaci, arredi incongrui, le linee del vecchio castello, del cassero, della sua corte, del mercatale che in passato aveva tanta importanza. Vorremmo sperare in un disegno di recupero ma sappiamo che queste cose raramente accadono in Italia.

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