il Castello di Starda (Gaiole in Chianti)

Castelli e Paesi in Chianti Chianti

Risiede sul fianco settentrionale di Monteluco della Berardenga presso le sorgenti del torrente Vigesimo, detto anche di Caposelvi, fra selve di castagni e naturali pasture. Immagine156In effetti il toponimo viene dal longobardo “storigard” che significa “recinto di cavalli”. Un toponimo quindi che indica superfici destinate all’allevamento ed al pascolo di bestiame. Il toponimo, se lo uniamo alla dedicazione della chiesa intitolata a San Martino, indica chiaramente l’origine  perlomeno longobarda del sito. Starda si trovava sulla direttrice che da Arezzo passava per Montevarchi e Moncioni per arrivare, attraverso la Valdambra, verso Siena. Molti di questi abitati, come la stessa Starda, rimasero piccoli, Immagine157in parte fortificati, senza però una elevata capacità difensiva, ma importanti come luogo di scambi, come dimostra la sua piazza a forma di cono davanti alle mura, a lato della chiesa, adatta all’esposizione delle merci. Borghi utilizzati soprattutto come luoghi di sosta per quei viaggiatori che dalla valle dell’Arno raggiungevano il mercatale di Gaiole, dove confluivano i vari popoli dei castelli vicini, e poi Siena. E’ proprio per questa sua posizione strategica che Starda non ebbe mai pace e fu a lungo contesa  prima tra le famiglie Ghibelline di Arezzo e Firenze, tra la metà del XIII° ed il XIV° secolo, e tra Firenze e Siena in seguito, fino alla definitiva vittoria di Firenze su Siena del 1555. Fu questa infatti una delle ville che possedettero i Conti Guidi, che insieme a quelle di Moncione, di Petraversa e di molte altre vennero ad essi confermate da privilegi concessi da Federico I°,Arrigo VI° e da Federigo II° e che in seguito, dopo la metà del XIII° secolo, passarono prima agli Ubertini e poi ai Tarlati.

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La chiesa di San Martino era suffraganea della Pieve di San Giovanni a Petriolo o Galatrona nella Diocesi di Arezzo. Oggi dipende dalla parrocchia di Nusenna, sempre nella Diocesi di Arezzo.

Dopo che la contesa tra Firenze e Siene cessò, il territorio visse un’epoca di degrado e di abbandono perché assunse una minore importanza commerciale rispetto alla zona del Valdarno con Montevarchi. Nel tempo vi fu in questo territorio una concentrazione di proprietà tra due famiglie non nobili ma di fabbri e contadini: i Toti e i Romanelli. Immagine159

Attualmente il piccolo castello è ancora perfettamente leggibile e ancora notevoli sono le vestigie murarie medioevali suggestivi sono alcuni angoli che si possono vedere compiendo il giro delle vecchie mura. L’edificio di maggior respiro è oggi sede di una fiorente azienda agrituristica.