Terremoti e Sismologia.

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Periodicamente il terremoto torna a farsi sentire con il suo carico di morte, devastazioni e paure. Credo che non ci sia italiano che non abbia avuto l’esperienza di un terremoto leggero, lontano o troppo vicino. Di fronte al terremoto ci sentiamo disarmati, inermi e la paura di un evento simile, sopita o no, vive in ciascuno di noi. Quando il lampadario comincia a dondolare e il pavimento a oscillare per secondi infiniti, si prova terrore perché non ci sono difese, non possiamo nasconderci ne fuggire, e ogni riparo può trasformarsi in una trappola e allora ritorna una paura antica, atavica, che ci accompagna da sempre. Occorre farsi la convinzione che, abitando in Italia che è una nazione a rischio, saremo sempre sotto la spada di Damocle del pericolo sismico. I sismologi ci dicono che la placca africana comprime da Sud l’Italia che non può muoversi perché bloccata a Nord dall’Europa continentale e sotto questa spinta che schiaccia, l’Appennino fungendo da spina dorsale si apre. Tanti sono stati i terremoti, il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) a suo tempo fece un catalogo degli eventi sismici avvenuti in Italia dall’inizio dell’era cristiana al 1980 e questo suo catalogo ne contiene più di 40.000. Sappiamo anche che l’Italia, fino alla fine del 1800 era una delle nazioni più stimate nel mondo per le ricerche sismologiche. Già in quel periodo avevamo una Società Italiana di Sismologia che pubblicava una Rivista di Sismologia, in tutto il territorio nazionale erano stati costruiti quindici stazioni dotate con gli strumenti più moderni del tempo, strumenti ideati da sismologi italiani e costruiti in Italia. Purtroppo la Grande Guerra vanificò tutti i progressi fatti nel settore dall’ Italia, nonostante il grande terremoto che colpì Avezzano e la Marsica il 13 Gennaio 1915 e che causò la morte di 30.000 persone. Ho avuto il piacere di conoscere bene la Marsica girandola in largo e lungo con la guida Ubaldo Petricca, alpino della Julia nato in quelle montagne e oggi residente a Cavriglia, una grossa attività a Montevarchi e socio CAI della nostra Sezione e socio del gruppo Alpini Valdarno S. Ancora oggi, in Abruzzo si possono vedere i resti di villaggi semidistrutti, abbandonati dalla popolazione dopo il sisma perché ricostruiti ex novo in luoghi vicini. Ad Avezzano rimase in piedi solo una casa che oggi è museo e l’unico terremoto in Italia di intensità uguale a quello della Marsica è stato fino ad ora quello del Mugello, che nel 1919 distrusse gran parte della vallata e che fu ricordato da GRT del CAI nel 2009 in occasione del 90° anniversario con una mostra di foto a Borgo San Lorenzo. Dopo la Grande Guerra regnò sull’argomento “sismologia” disinteresse e confusione e i programmi di ricerca sui terremoti ripresero alla fine degli anni ‘ 30 con la fondazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica, creato apposta per occuparsi di sismologia. Purtroppo tutto fu vanificato per le vicende della Seconda Guerra Mondiale che vide coinvolti quasi tutti i paesi della Terra. Alla fine degli anni ‘ 50 del secolo scorso il numero delle stazioni sismiche dislocate nelle varie nazioni, fatta eccezione per gli U.S.A. e il Giappone, era molto simile a quello dell’anteguerra. Nel 1957 fu realizzato l’Anno Geofisico Internazionale, una bella e importante iniziativa alla quale, nonostante il mondo fosse diviso in rigidi blocchi militari e politici, l’argomento fu sentito da tutte le nazioni le quali aderirono in massa mobilitando le risorse esistenti in uno sforzo coordinato. L’impulso più forte per una maggiore attenzione ai problemi della sismologia furono però quando, all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, la televisione portò all’interno delle case le immagini terribili delle distruzioni, devastazioni e morti causati dai grandi terremoti nel 1960 nel Cile, sempre nel 1960 ad Agadir (Marocco), nel 1962 in Iran, nel 1963 nella Macedonia iugoslava e nel 1964 il più potente di tutti nell’Alaska. Contemporaneamente in quegli anni e dopo arrivò nelle nostre case le immagini del terremoto nel Belice, in Friuli, in Irpinia, nel Molise, in Umbria, in Abruzzo, in Emilia e quello recentissimo nei Monti Sibillini e in quelli della Laga. Nel 1980 è nata in Italia la Protezione Civile per volere del presidente Sandro Pertini che affidò a Zamberletti l’attuazione del progetto, protezione civile che nelle vallate alpine in parte è sempre esistita rifacendosi allo spirito di solidarietà dei montanari, degli alpini in congedo e di usanze civiche antichissime ma sempre attuali. Fra le associazioni che fanno parte della Protezione Civile Nazionale opera anche l’Associazione Nazionale Alpini con circa 13.000 volontari, numerosi mezzi propri e con un grande ospedale da campo proprio in cui operano fra medici, infermieri e altro personale 675 alpini in congedo, è un ospedale completo, vi sono tre sale operatorie per qualsiasi intervento e collegato con telemedicina alla facoltà di medicina dell’Università di Bologna. L’ospedale è dislocato in container all’aeroporto di Bergamo, pronto per essere imbarcato in aerei o su camion per raggiungere la destinazione ed è il “fiore all’occhiello” della Associazione Alpini. I volontari della P.C. Alpina si differenziano da altri in quanti indossano in testa il loro vecchio, spesso lacero, indimenticabile, amatissimo cappello alpino con attaccati i distintivi dei reparti militari di appartenenza, quando occorre indossano invece il casco protettivo però sempre con una piccola penna nera sul bordo sinistro come veniva applicata da militare nell’elmetto, quando questo copricapo di sicurezza si doveva portare al posto del cappello di feltro. Dal 2010, chi scrive fa parte della Protezione Civile inquadrato nei ranghi della Protezione Civile degli Alpini, partecipando ad emergenze come terremoti e in altre occasioni. Nel Valdarno, fra le associazioni di volontariato che operano nella Protezione Civile c’è anche il Gruppo Alpini Valdarno Superiore – “Valerio Scarpellini” con sede alla Penna (Terranuova Bracciolini) perché all’interno di questo gruppo opera un organizzato e deciso nucleo di Protezione Civile composto da undici volontari il cui responsabile è l’alpino ingegnere Fabio Ronconi di Montevarchi e vice responsabile la signora Marisa Bruschi, insegnante e vicepreside in un istituto scolastico fiorentino. I componenti del nucleo sono iscritti regolarmente nel ranghi della P. C. Regionale Toscana, inoltre Fabio Ronconi ha il titolo di “formatore” nazionale. La nostra attività, una volta allertati dal coordinatore sezionale di Firenze che agisce in stretto contatto con il Centro Operativo Regionale, è di aiuto e sostegno insieme ai volontari alpini degli altri gruppi Ana della sez. di Firenze e di altre sezioni alle popolazioni colpite da disastri ,invece nei periodi di “calma” si esplica in corsi, aggiornamenti, ricerche storiche, esercitazioni locali, regionali e nazionali , fornire dépliant e materiale illustrativo per istruzioni preventive utili in caso di eventi calamitosi futuri, rapporti con le scuole, conferenze. Nel mese di Ottobre siamo stati i promotori, coinvolgendo altre associazioni locali di volontariato, di una esercitazione complessa a Terranuova B. che ha simulato un terremoto in uno dei quartieri della cittadina, inoltre tutti gli anni partecipiamo alla giornata del “Terremoto io non rischio” o “Alluvione, io non rischio”. Con questo programma siamo stati presenti con uno stand nel 2014 a San Giovanni  V., nel 2015 a Terranuova B. e quest’anno a Loro Ciuffenna dove abbiamo avuto un grosso successo anche con l’aiuto dell’Unione dei Comuni del Pratomagno con la quale da tempo il nostro nucleo valdarnese di P. C. Alpina ha fatto una convenzione per intervenire prontamente in caso di calamità naturali. Nella mia bella, grande ma confusionaria libreria ho ritrovato un interessante libriccino di 12 pag. il cui autore è P. Giovanni  Giovannozzi e stampato nel 1895 che ha per titolo “I terremoti storici fiorentini”, è una pubblicazione che ho comprato diversi anni fa in una bancarella di libri usati a Firenze. Non a caso questo libriccino fu stampato nel 1895, perché nel Maggio di quell’anno nel Valdarno e in Firenze e dintorni in modo particolare, vennero una serie di forti scosse sismiche con morti nella zona di Firenze e danni notevoli anche alle case nel Valdarno (nel paese della Cicogna crollò la chiesa). Inoltre voglio fare una considerazione. I comuni del Valdarno sono tutti classificati di categoria due (pericolosità medio bassa) perché la fascia appenninica è distante, però il Valdarno confina con due vallate (Casentino e Mugello) ad alto rischio sismico. Il Mugello poi è una delle zone sismiche più alte della Toscana, nel 1919 venne un terremoto della massima intensità (10° scala Mercalli) che spianò diverse località di quella zona, il Casentino soprattutto la parte alta verso il Falterona è anch’esso ad alto rischio sismico, inoltre confiniamo con il Chianti dove spesso avvengono sciami sismici ed è vicina al Valdarno la Val Tiberina, zona ad alta intensità sismica. Dalla ricerca storica sappiamo poi che nel 1552 venne un terremoto con epicentro Caposelvi che, secondo i danni riportati nei documenti custoditi negli archivi dovrebbe essere stato di 10° grado della scala Mercalli. Merita allora fare un piano operativo in base alla abitazione che ognuno di noi possiede per poter portarsi bene all’aperto alle prime scosse, chiudere agevolmente il gas, oppure trovare un angolo della casa dove, in base alla disposizione dei muri portanti si pensa possa essere sicuro. Sono piccoli palliativi, ma che possono salvare la vita, fra l’altro uno dei compiti della Protezione Civile Nazionale è quella di stimolare l’attenzione delle persone al di là dell’interesse emotivo che circonda questi fenomeni naturali, che periodicamente da sempre si ripetono e si ripeteranno nella nostra Italia.

N.B. Se richiesti, si possono avere dépliant messi a disposizione dalla Protezione Civile degli Alpini con consigli sulla casa e come comportarsi durante il terremoto e dopo.

                                         Vannetto Vannini

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