Escursione alla Palla Bianca (3739 m)

Comunicazioni

A chi frequenta le montagne spesso capita, per varie ragioni, di non poter raggiungere la meta prevista. Anche alla nostra sezione è successo in passato. Ci siamo sempre ripromessi di avere un’altra occasione e di riprovarci. La data è decisa da tempo; il CAI del Valdarno Superiore ha programmato per il 12 Luglio la salita alla Palla Bianca (3739 m), una cima spettacolare (detta anche panettone per la sua forma) appartenete alle Alpi Venoste. Esistono 3 diversi itinerari per raggiungere la vetta e tutti si collegano al passo della vedretta (Hintereisjoch m.3469). Il primo è dalla Val Lunga, il secondo dalla Val Senales e il terzo dalla Val Marzia. L’itinerario che abbiamo scelto per la nostra escursione è quello dalla Val Senales. Siamo partiti venerdì 11 Luglio alle ore 06.00 dal Valdarno. Organizzata una macchina per i 3 partecipanti (Graziano, Fulvio e Carmelo), siamo partiti alla volta della Val Senale in Alto Adige. Dopo circa 5 ore di viaggio, abbiamo parcheggiato la nostra autovettura presso la località Maso Corto (2011m). Indossati gli scarponi ai piedi e lo zaino in spalla abbiamo percorso il sentiero archeologico n.3, attraverso uno stupendo paesaggio e con condizioni meteo uniche, in solo 2 ore di cammino e 829m di dislivello raggiungiamo il Rifugio Bellavista (2842m) con il suo indimenticabile panorama,  rende onore al suo nome (vista sul ghiacciaio Hintereiskrener, cima Grawand 3012m, cima Croda delle Cornacchie 3200m,ecc..) e dove abbiamo consumato svariati boccali di birra e piatti di Strudel.  Prendiamo in consegna la camera n.° 4 dove pernotteremo, bellissima stanza con comode lenzuola, piumino d’oca, docce calde (per la goduria di Fulvio) ecc… All’ora di cena abbiamo incontrato la nostra guida alpina Robert Ciatti  di cui abbiamo già avuto occasione  di averlo con noi per la salita al Similaum nel 2010. Dietro un un piatto di pasta ai formaggi locali, una terrina di zuppa e la Wiener Schnitzel con patate per i carnivori, mentre per Carmelo per secondo un grosso peperone rosso ripieno (con riso, verdure e formaggio), il tutto bagnato con birra classica e al limone,  abbiamo pianificato l’orario  per la sveglia, la colazione, la partenza e l’itinerario da seguire; dopo di che siamo andati a preparare i nostri zaini con l’attrezzatura occorrente e successivamente a dormire, ma ahimè il cervello a dormire non ci vuol andare. Bisogna preventivare anche questo, nelle escursioni in quota.  E’ l’alba ore 04.10 o meglio il buio pesto, sveglia generale e dopo una ricca colazione alle ore 05.10 con scarponi ai piedi e zaino alleggerito in spalla ci siamo messi in cammino per raggiungere la nostra meta. Dal rifugio siamo scesi  per lo stesso sentiero per circa 100 metri di dislivello fino al bivio dove abbiamo preso il sentiero che parte a destra e abbiamo cominciato a salire in direzione ovest prendendo quota costantemente, attraversando conche ed avvallamenti detritici e attraversando numerosi nevai.  Mentre i primi raggi  di luce davanti a noi illuminavano il Gran Zebrù, il monte Zebrù, l’Ortles e il Cividale. E la nostra metà dove sta? È ancora nascosta da una terrazza morenica. Le condizioni meteo erano le stesse del giorno prima. Risaliamo su un nevaio e un erto pendio e su di un rialzo roccioso raggiungiamo la bocca del Teufelsjoch (3181m) finalmente da quella posizione potevamo ammirare il panettone (Palla Bianca). Abbiamo proseguito verso ovest sulla cresta che fa da confine tra l’Italia e l’Austria, e scavalcando su terreno misto alcuni risaliti giungiamo in una modesta forcella da dove scendiamo per circa 200m di dislivello sul ghiacciaio dell’Hintereis  Ferner in territorio austriaco. Le basse temperature notturne e la qualità della neve hanno favorito la formazione di uno spesso zoccolo, quindi Robert decide di non mettere i ferri ai piedi, in questo modo procediamo più decisi e più veloci. Compiamo un ampio giro in direzione della Bocchetta della Vedretta, e percorrendo il ghiacciaio in salita, prima dolcemente e via via con maggior pendenza  vicino alla forcella della Palla Bianca, dove con una breve sosta indossiamo i ramponi e ci assicuriamo in cordata; percorriamo il ripido pendio che ci porta al passo della Bocchetta della Vedretta (quotata 3471m). Ora abbiamo piegato a destra dove ci aspettava un erto pendio ghiacciato di oltre 200  m di dislivello e con una pendenza di circa il 40° che abbiamo superato con poca difficoltà. Superato il pendio sabbiamo continuato sul dorso della sovrastante cresta sud ed in leggera salita siamo arrivati  sull’anticima nevosa della Palla Bianca dalla quale parte l’ultimo tratto roccioso per la vetta. Questo tratto di roccette non è stato particolarmente difficile. Arrivati sulla poco spaziosa vetta (4 ore e mezza dal rifugio) ci attendeva  la croce metallica e un panorama da mozzafiato impossibile da commentare, veduta su  tutte la Alpi Venoste,  i ghiacciai e le alpi austriache, il ghiacciaio dello Stelvio, il gruppo del Bernina, Gran Zebrù, il monte Zebrù, l’Ortles e il Cividale e tutte le varie vallate che non sto a elencare. Foto di rito, pacca sulla spalla, compilazione del libro di vetta come da prassi e consumazione di un pasto frugale; dopo circa mezzora con malincuore riprendiamo la via di rientro per il Rifugio Bellavista, passando per la cima di Sorgente di Dentro, la Bocchetta delle Frane e cresta cresta sino ad incontrare il sentiero della via normale sino alla Teufelsegg. Dopo poco salutiamo Robert per il suo rientro a valle, mentre noi continuiamo il nostro cammino sino al rifugio dove finisce la nostra avventura dopo 9 ore di cammino.

Escursione di media difficoltà ma bellissima grazie alle condizioni meteo.  Un ringraziamento speciale va ai miei compagni d’avventuara.

GRAZIANO