Lo “Spedale del Bigallo”

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Il toponimo “Bigallo” può essere ricondotto alla denominazione del luogo di Bivius Galli, in quanto bivio tra l’antica via del Gallo e la via Aretina. Infatti nella “via et strata que sumitur a porta seu Burgo Sancti Nicholai per quam itur Vallem Arni” come recitavano gli Statuti del Capitano del Popolo del 1322, venne edificato nel 1200 lo “Spedale di Fonte Viva” in seguito detto appunto del “Bigallo” da Diotidiede di Buonaguardia Del Dado, facoltoso cittadino di Firenze.

La presenza dell’acqua per il complesso era assicurata proprio dalla Fonte Viva, fontana posta in posizione antistante all’ingresso dello spedale, dalla quale l’acqua veniva convogliata e canalizzata nell’edificio. Nel 1245 la proprietà e la gestione dello Spedale passò ad una confraternita religiosa di Firenze, formata principalmente da laici: la Compagnia di Santa Maria Maggiore, che prenderà il nome di Compagnia del Bigallo. Lo stemma della Compagnia divenne un gallo in campo azzurro, con la sigla S.M.B. (Sancte Marie de Bigallo). All’inizio del XVI secolo lo Spedale accolse le monache provenienti dal Monastero di clausura di Casignano, che ne fecero il loro nuovo convento ufficialmente nel 1503, mantenendo aperto lo spedale per poveri e viandanti. <a href="http://www.caivaldarnosuperiore Get the facts.it/new/wp-content/uploads/2017/01/Lo-Spedale-del-Bigallo-interno1.png”>La clausura a cui erano tenute le monache comportò la netta separazione dei due ambienti (spedale e monastero) e la chiusura dell’orto-giardino con alte mura. Nel corso del 1600 venne modificata la chiesa e costruita la sagrestia. Quando nel 1808 il monastero venne chiuso dal governo francese tutto il complesso divenne l’abitazione per diverse famiglie di contadini. Nonostante la storia travagliata, il complesso conserva ancora numerosi ambienti suggestivi, come il salone-refettorio (con soffitto a cassettoni e pulpito per le letture), la cucina monumentale (col grande camino retto da colonnine in pietra e l’antico lavabo in pietra), le camerate già celle del monastero e corsie ospitaliere. La corte ha un loggiato con cinque arcate ribassate a tutto sesto, sorrette da massicci pilastri quadrangolari. Da qui si accede al seminterrato, dove si trova tra l’altro la stanza del bucato,che conserva ancora l’incavo murato per posizionare la “conca” per il lavaggio dei panni, ed un interessante sistema di canalizzazione delle acque. In questi vani è infatti possibile osservare la costruzione di un singolare manufatto laterizio, che corre parallelamente all’andamento della muratura stessa del vano, costituito da arcate sorrette da massicci e tozzi pilastri che sorreggono tale struttura la quale risulta scavata internamente per il contenimento e la canalizzazione dell’acqua: in pratica una sorta di antico acquedotto. La stanza del bucato ed il sistema di canalizzazione segnalano l’importanza dell’impiego dell’acqua per la vita all’interno del complesso edilizio.

 

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