L’anello di Pulicciano.

Il Percorso Consigliato Notizie

Pulicciano è una frazione montana del comune di Castelfranco/Piandiscò e dista meno di quattro km da Castelfranco di Sopra. La posizione del paese è invidiabile, in quanto posizionato a una quota di 575 m su uno sperone del Montrago, domina tutta la vallata. Il toponimo, di antica derivazione romana, ci riporta al nome dell’allora proprietario del fondo agricolo esistente che si doveva chiamare “Publius o Publicianus o anche Pullicius”. Nei dintorni del paese e sopra alla località Praticino sono stati rinvenuti frammenti di tegole e vasi che Alvaro Tracchi ritiene appartengano ad antiche tombe romane distrutte durante lavori agricoli, ritrovamenti che rafforzano l’opinione che l’antico insediamento romano doveva avere una certa importanza, soprattutto in funzione della viabilità. Sicuramente il tracciato che oggi segue il sentiero CAI n° 20, in epoca romana permetteva il collegamento dell’antico insediamento rurale e quindi della romana Cassia Vetus/Clodia che passava da Soffena con un altro tracciato romano nel versante casentinese che qualche storico identifica nel tracciato della fantomatica via Abaversa. La Via Abaversa era un’antica via romana che partendo da Talla, doveva risalire il torrente Capraia per arrivare al luogo dove poi fu costruita la Badia di Santa Trinità in Alpe. Saliva poi sul Pratomagno per attraversarlo in lunghezza e toccare il Varco di Menzano, oggi Varco alla Vetrice, poi il Varco di Gastra o di Reggello, entrare nel versante valdarnese della montagna e scendere a Cascia dove si immetteva nella Cassia /Clodia. Di questa strada ne parla Carlo Beni nella sua “Guida del Casentino” edita nel 1881 e poi aggiornata e ristampata più volte, ma uno storico come il prof. Fatucchi Alberto solleva alcuni dubbi nel suo libro “Le strade romane del Casentino”, pur ritenendo più che probabile che la Badia Santa Trinità sia nata su un itinerario in uso fino all’età romana. Probabilmente questo itinerario continuava lungo tutta la catena montuosa con collegamenti e diramazioni verso gli antichi insediamenti rurali come quello del “Fundus Publicianus”. Nel Medioevo l’insediamento di Pulicciano dovette godere di una posizione di privilegio in quanto a vie di comunicazione e di conseguenza a traffici. Il vecchio itinerario di origine romana diventò un percorso di collegamento fra Valdarno e Casentino molto trafficato e che durò a lungo, ne fa fede anche un vecchio cippo stradale a quota 1400 m appena sotto il Masso Ladronaja, con frecce direzionali e una data (1781). Nel volume secondo della “Guida Escursionistica della Provincia di Firenze” edita nel 1985 dal CAI Firenze e curata da Aldo Benini, a pag 138 è riportata una carta schematica con le antiche strade del Pratomagno dove viene fatto riferimento anche a una strada medievale che dalla Badia di Santa Trinità, superata la montagna al Varco di Menzano (Vetrice) scende nel Valdarno passando da Pulicciano. Il paese era collegato poi con la pieve di Santa Maria a Scò attraverso quella che oggi è la tortuosa strada di Monti e soprattutto si trovava sul percorso fra l’abbazia di Soffena e l’eremo-convento di Gastra, importante questo soprattutto quando l’eremo di Gastra passò sotto il controllo dei frati di Soffena. Quando l’eremo fu soppresso e rimase la chiesa oggi scomparsa, questa fu data alla parrocchia di Pulicciano di cui ancora oggi la località di Gastra appartiene. La testimonianza più importante dell’antico reticolo viario che faceva capo o passava da Pulicciano è il bellissimo ponte romanico (sec XIII) recentemente restaurato anche su sollecitazione fatta a suo tempo dalla nostra sezione CAI, che attraversa il torrente Faella. Questo antichissimo ponte, situato sul sentiero CAI n° 33, molto vicino alla Lama, facilitava sicuramente le comunicazioni fra Pulicciano e Loro Ciuffenna su un tracciato andato in disuso solo da pochi decenni, che varcava la dorsale del Monte Cocollo presso il Varco d’Odina. La floridezza economica del paese o castello di Pulicciano nel secolo XIII è testimoniata inoltre dalla quantità di staia di grano che il paese si impegnò ad elargire all’esercito fiorentino che andava a far guerra a Montalcino e che a Montaperti nel 1260 fu distrutto e decimato in seguito all’agguato tesogli dall’esercito ghibellino senese. La quantità che ogni comunità doveva pagare all’esercito fiorentino in quella occasione è riportata in un libro che viene chiamato “Libro di Montaperti”. Dopo aver distrutto l’esercito fiorentino, tanto che il sangue dei soldati guelfi “fece l’Arbia colorata in rosso”, i senesi trovarono abbandonato nel campo di battaglia un registro dove erano riportate le quantità di grano che le comunità si erano impegnate a versare per sostenere l’esercito fiorentino. Al libro fu dato il titolo “libro di Montaperti”, perché fu trovato in quella località; fu portato a Siena come trofeo di guerra e rimase in quella città fino al 1555, anno in cui Siena fu occupata dai fiorentini. In quella occasione il Granduca Cosimo, riportò il libro a Firenze. Questo libro è un documento interessantissimo perché in base alla quantità di grano che ogni comunità doveva versare, si capisce l’importanza e la floridezza economica dei paesi. In questo libro i notabili di Pulicciano si impegnavano a dare all’esercito fiorentino 20 staia di grano per un totale di 360 Kg che per quel tempo era una quantità molto rilevante. Nel libro “San Andrea a Pulicciano nel Valdarno Superiore” edito da Pagnini Editore nel 2009, l’autore Maurizio Baldecchi scrive a pag 21 che su 650 chiese appartenenti alle 76 pievi che comprendevano il contado fiorentino, solo una sessantina avevano offerto più di 20 staia di grano; fra queste per esempio, la curia di Montevarchi che dona 48 staia, mentre la chiesa di Santa Maria di Figghine dona 18 staia, il Cocollo offre 12 staia, Montemarciano offre 6 staia, Piantravigne solo 5 staia, aggiungo io che il mio paese Persignano, molto povero e disastrato, si era tassato per solo 2 staia di grano (36 Kg). Nonostante sappiamo che nella campagna di Pulicciano vi erano allora diverse case-torri (Morgiano, Mocale, le Mura, Trebbio, Fabbroni…) dimora di borghesi proprietari di attività agricole, però 20 staia di grano erano molte per una parrocchia di confine o di montagna come Pulicciano. Del Libro di Montaperti si interessò l’editore fiorentino Vieusseux che lo pubblicò nel 1889 a cura di Cesare Paoli. Questa edizione del libro, oggi reperibile in librerie specializzate, ha un valore di circa 800 Euro. Nel 2004 la Firenze Libri Editore fece una ristampa anastatica del “Libro di Montaperti” del 1889, curata e presentata dal nostro concittadino prof. Carlo Fabbri. Questa edizione che è stata venduta a 66 Euro, è stata esaurita da tempo. Non sappiamo se all’epoca della battaglia di Montaperti il paese fosse fortificato o se era un insediamento aperto. Un gruppo di case situato appena fuori il paese è chiamato “la Porta”, per cui possiamo ipotizzare che in quel luogo sorgesse una porta d’ingresso per entrare nel villaggio o castello. Pulicciano fu sotto il dominio dei Conti Guidi, dei Pazzi, probabilmente fu distrutto dai fiorentini dopo la battaglia di Campaldino, fece parte del contado fiorentino e ne seguì poi tutte le vicende. Come tutti i nostri paesi, anche Pulicciano soffrì molto per il passaggio del fronte bellico nell’estate 1944, poco distante dal paese fu ucciso, senza motivo e per pura ferocia, da l’ultimo soldato tedesco in fuga il giovane parroco Don Bianco Cotoneschi insieme ad un parrocchiano. Nel centro del paese, un monumento ricorda questo sacrificio e la piazza del paese è intitolata ai due martiri. Poco sopra al paese, in posizione dominante con un bel panorama sul Valdarno, si trova la Villa Belvedere, una villa che fu proprietà della famiglia Concini e poi fino al 1900 ai Medici Tornaquinci, ramo secondario della grande famiglia toscana. La storia di questa villa è riportata nel libro “50 Ville nel Valdarno Superiore –Un patrimonio inatteso” pubblicato dalla casa editrice ASKA e dalla nostra sezione CAI.
Escursione :
Si parcheggia la macchina nella piccola piazzetta del paese nei pressi della chiesa dove c’è anche il circolo ACLI (nei giorni feriali aperto solo la sera), ci sono pochi posti macchina per cui sarebbe meglio parcheggiare all’ingresso del paese lungo la strada che aggira la borgata e si raggiunge a piedi la piazzetta laterale alla chiesa. Portarsi alla porta centrale della chiesa dedicata a Sant’Andrea, antica chiesa già menzionata nel 1260 e trasformata più volte fino all’assetto attuale, perché da un parapetto perimetrale vicino si ha un panorama bellissimo sul Valdarno. Si segue la segnaletica CAI n° 20 in direzione della montagna (Montrago) che per un tratto coincide con l’altra segnaletica CAI del sentiero n° 33 che da Loro Ciuffenna raggiunge la chiesetta di San Giovenale, inoltre Pulicciano è interessato anche al Sentiero della Memoria con segnaletica tricolore. Il Sentiero della Memoria è un sentiero ad anello che partendo da Piandiscò tocca tutti i luoghi interessati alle vicende belliche e della lotta legata alla Resistenza, fu realizzato nel 2010 dalla nostra sezione CAI su richiesta dell’allora comune di Piandiscò.
Appena fuori dal paese viene attraversata la strada asfaltata che porta a villa Belvedere, superata una maestà la strada si fa molto più stretta e seguendo sempre la segnaletica CAI n° 20 e CAI n° 33 poco dopo si raggiunge la località La Villa m.600, un gruppo di case il cui nome probabilmente è rimasto legato ad una antica fattoria ubicata fuori del paese o castello. Qui, ad un bivio con una croce si lascia il sentiero CAI n° 33 che va in discesa a destra (sarà la nostra via di ritorno) per seguire a sinistra, in leggera salita, la segnaletica del CAI n° 20. Si segue la stradina sterrata che gira intorno ad un bel fabbricato adibito ad agriturismo in località Capraia m. 670 (questo toponimo sicuramente proviene dalla presenza in quel luogo di un allevamento caprino). Si prosegue in salita mantenendosi ad un bivio a sinistra (da questo punto si vede una bella panoramica del sottostante abitato di Galligiano) per raggiungere l’azienda agricola e agrituristica “Praticino” m 826. Sempre in salita e seguendo ancora la segnaletica CAI n° 20 passando sotto il Poggio degli Incisi si raggiunge una radura a quota m.968 chiamata l’Uccellatoio (ma questo toponimo non è riportato da nessuna carta topografica), panorama sulla sottostante vallecola di Gastra e davanti la vetta del Poggio Uomo di Sasso m. 1520. La stretta stradella, in decisa salita ha ora un buon fondo asfaltato per permettere il transito in tutte le stagioni dei veicoli del personale che fanno manutenzione ai numerosi ripetitori situati sulla vetta o sulla pendice di Montrago m.1281 (in una vecchia carta topografica 1: 100.000 del 1888 questo monte è chiamato “Monte Agro”, per cui, chiedendo chiarimenti alla dott.ssa Matilde Paoli dell’Accademia della Crusca, ho saputo che l’attuale nome Montrago è una “metatesi “di Monte Agro). Salendo, il panorama si allarga sul Valdarno, sui monti del Chianti sulla, montagna pistoiese, Apuane, Monte Serra, Abetone, Cimone, Corno alle Scale, il Monte Amiata, il Cetona e la rupe di Radicofani, proprio sotto di noi la dorsale che porta al Monte Cocollo che in parte verrà percorsa. In forte salita viene raggiunta una stretta curva a sinistra a quota 1098 m. dove a destra inizia il sentiero CAI n° 35 che va verso il Monte Cocollo (la segnaletica con le frecce è sul guard rail). Si va a destra, lasciando il sentiero CAI n° 20 per prendere il sentiero CAI n° 35 e si percorre un bel tratto in leggera discesa con grandi blocchi di arenaria (Macigno del Pratomagno) fino a scendere alla Croce al Fosso ad una quota di circa 1040 m. La Croce al Fosso era molto conosciuta quando dalla Via dei Sette Ponti si facevano i pellegrinaggi ai Bagni di Cetica, perché era un luogo di sosta presso una sorgente vicina, oggi questo luogo non è più conosciuto anche perché il toponimo non è riportato da nessuna carta, la croce esiste però sempre e non sappiamo il perché, sappiamo solo che esisteva anche nel secolo XIX, il nome sicuramente deriva dalla posizione della croce che domina un displuvio, in cui, guardando la valle, a sinistra ha le sorgenti il Borro Rigodi tributario del torrente Ciuffenna, a destra il Borro Faella tributario del torrente Resco. Nel sito www.caivaldarnosuperiore.it, nella sezione Terre Alte, Valdarno, Castelfranco/Piandiscò, ho riportato un post su questa località perché se ne sta perdendo la memoria. Superata la Croce al Fosso si continua a seguire in discesa la segnaletica CAI 35 con belle vedute sulla valle del Ciuffenna con le frazioni montane e il Valdarno. Arrivati a quota circa 930 m. c’è un piccolo quadrivio, si lascia la segnaletica CAI n° 35 e si prende la stradella senza segnaletica a destra in discesa. La stradella unisce il crinale della montagna con la borgata di Galligiano (665 m.) che viene raggiunta dopo circa un’ora di percorso abbastanza disagevole. Galligiano era fino a pochi anni fa un paese abbandonato e abbastanza in rovina, oggi è stato quasi totalmente restaurato e in parte abitato. Sempre sul nostro sito www.caivaldarnosuperiore.it/terre alte/Valdarno/Castelfranco-Piandiscò, la nostra socia, signora Daniela Venturi, nativa di Galligiano, ha scritto un post molto interessante su questa borgata montana. Partiti da Galligiano, dopo 500 m. si trova la frazione La Lama (605 m.) che fino a trent’anni fa era parrocchia. In genere questo toponimo ci riporta ad una zona acquitrinosa e paludosa (in lingua latina il sostantivo lama-ae significa palude, pantano) però qui il nome del paese, probabilmente ha il significato di lama di terra, costone o dorsale stretta. La chiesa del paese è dedicata a San Michele e nelle forme attuali fu costruita nel secolo XVIII. L’ultimo parroco della Lama fu Don Mannelli, recentemente scomparso, che dalla Lama fu trasferito negli anni ‘80 del secolo scorso a Montegonzi. Don Mannelli è ancora ricordato come ottimo parroco, grande cacciatore, gran giocatore di briscola, grosso produttore di giaggiolo e soprattutto come latinista, infatti Don Mannelli è stato uno dei più grandi latinisti italiani contemporanei. Alla Lama si ritrova la segnaletica CAI n°33 che deve essere seguita. Si raggiunge il santuario della Madonna della Lama, o Madonna della neve, luogo di culto con immagine miracolosa alla quale la popolazione locale è molto devota e poco dopo si raggiunge il già citato ponte romanico del XIII secolo sul torrente Faella. Di questo ponte e dell’oratorio-santuario della Lama, nel nostro sito CAI, nella sezione terre alte/valdarno/ CastelfrancoPiandiscò è riportato un post con foto e una breve descrizione. Oltrepassato il ponte, sempre seguendo la segnaletica CAI 33 si arriva in breve alla Villa sopra a Pulicciano dove si ritrova il sentiero CAI n° 20 che va a Montrago e poi al Varco di Menzano o Vetrice. In discesa, rifacendo il breve tratto di sentiero in comune fra il sentiero n° 20 e il n° 33 che abbiamo fatto in partenza, si ritorna nella piazzetta del paese dove siamo partiti. Questa bella e interessante escursione non presenta difficoltà in quanto è classificata E, il dislivello si avvicina ai 600 m in salita e poi anche in discesa, la lunghezza del percorso è di circa 11 km e il tempo impiegato è circa quattro ore, compreso il tempo per ammirare il panorama e per fare le foto.

Vannetto Vannini

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