La Pieve di San Vito a Loppiano

In Valdarno Pievi e Opere d'Arte pievi ed opere a incisa-figline

La pieve di San Vito a Loppiano è una delle più antiche pievi della diocesi di Fiesole e si trova ricordata anche con i toponimi di Schergnano e di Ancisa che ne scandiscono due periodi della sua storia. Immagine129Nata infatti agli albori dell’XI° secolo, si suppone che sia stata denominata a Schergnano dal nome del proprietario del terreno dove essa fu costruita. Il nome è una trasposizione di “Scirna” o Schirnianus. Abbiamo molti documenti che attestano, nell’archivio della Badia Coltibuono, dal Mille e per tutto il secolo, l’esistenza di questo luogo. La Pieve era posta vicino, se non in prossimità, della strada Cassia Adrianea che, costruita in età romana, ancora assicurava nel medio evo i collegamenti fra il Valdarno e Firenze. Quando nel XII° secolo fu costruito il castello detto dell’Ancisa e, presso l’Arno, nel punto più stretto della valle, nacque un piccolo borgo, essa assunse l’appellativo di San Vito all’Ancisa. In questo secolo sono documentate delle bolle papali, la prima nel 1103 di Papa Pasquale II° e poi nel 1134 di Papa Innocenzo II° che confermano la Pieve nella Diocesi di Fiesole retta dal Vescovo Giovanni.  Molti altri documenti attestano la presenza della chiesa sempre nel XI° e XII° secolo. Del piviere di San Vito si ha menzione sin dal 1056 ma è soltanto dal libro di Montaperti del 1260 e dai decimari vaticani che si conosce l’entità del suo plebato. Come in altre pievi anche a San Vito era presente il capitolo dei canonici. Nel XIII° secolo la Pieve, sebbene in un territorio ristretto, aveva ben 12 chiese suffraganee ed era quindi dotata di un discreto potere economico. Immagine130Nel XV° secolo la Pieve fu data, più volte da Pontefici diversi, in accomandita a prelati della famiglia Pandolfini. Quando il borgo di Ancisa si ampliò in modo tale da richiedere un parroco ed una chiesa propri, poiché la chiesa di San Vito era troppo lontana, fu istituita la nuova parrocchia di Sant’Alessandro che ricevette il titolo di pieve mentre la chiesa di San Vito fu declassata a prioria, era il 1786. Nacque così la prioria di San Vito e Modesto a Loppiano dal momento che fu sottoposta anche ad un cambiamento di titolazione. La data segna per San Vito, come si può ben comprendere, l’inizio di un inevitabile degrado. Già nella metà del secolo scorso vengono apportati alla chiesa alcune radicali trasformazioni destinate a far perdere molte delle tracce romaniche che essa conservava: le colonne vengono inglobate in grossi pilastri, i muri a filaretto vengono completamente intonacati e le volte in legno e laterizi vengono sostituite da volte in muratura. La chiesa, restaurata nel corso degli anni Ottanta, si presenta preceduta da un portico seicentesco, che fu costruito accorciando la chiesa e sostituendo la facciata, all’interno del quale sono poste delle lapidi e una lastra tombale quattrocentesca. L’interno è a tre navate divise da sei arcate per lato di cui l’ultima di ogni lato è stata, come detto, abbattuta per costruire il pronao. Sul fianco sinistro si unisce alla chiesa la cappella della compagnia, mentre sul fianco destro si dispone la canonica articolata su più livelli: nel cortiletto posto tra la canonica e la chiesa si può ancora leggere la presenza di un piccolo chiostro che si impostava su un doppio ordine di pilastri ad arco a tutto sesto, ora tamponati. Il campanile a torre quadrata si appoggia sulla sinistra della chiesa. Nella chiesa, oltre all’altare maggiore, ci sono due altari laterali: in quello di destra, dopo il restauro del 1993, è stata collocata la tavola rappresentante la Madonna della Cintola di Francesco D’Antonio.

 

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