KRONOS

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L’evoluzione della specie umana non è dovuta soltanto alla sua intelligenza, non essendo l’uomo l’unico animale ad esserne dotato. La molla che lo ha spinto ad andare sempre avanti è stata quella potentissima della curiosità. L’uomo è stato sempre un animale curioso oltre che intelligente, si è sempre guardato dentro e intorno a sé, si è sempre posto domande alle quali ha sempre cercato di rispondere. E se molte di esse attendono ancora una risposta è perché, come diceva Platone, ciò che vediamo non sono che ombre proiettate all’interno di una caverna. Chi o cosa le proietta non ci sarà mai dato sapere. La religione, quale che essa sia, nasce dall’esigenza di dare risposte a domande che risposte non hanno. “L’uomo creò Dio col fango, polvere della sua vita, acqua della sua mente”. Fu così che gli antichi greci crearono l’Olimpo e i suoi Dei che altro non erano che la trasposizione in chiave tutta terrena dell’ignoto, creando divinità a misura d’uomo, che dell’uomo possedevano pregi e difetti, con le quali potersi rapportare dando una dimensione all’incommensurabile e cercando un tramite con l’infinito. Anche le tre grandi religioni monoteiste non sfuggono a questa esigenza. Maometto fa da tramite con Allah. Gesù, incarnato e fatto uomo, con Dio. Intanto dall’Olimpo, sul quale il mondo greco aveva proiettato a sua immagine e somiglianza divinità litigiose e bizzarre, venivano i fulmini di Zeus, i venti di Eolo… il tempo di Kronos. Kronos, o Saturno per i romani, che nella mitologia classica impersona il tempo, temendo di essere detronizzato dai suoi figli e seguendo lo scellerato esempio di suo padre Urano, si diede ad ingoiarli appena nati. Sua moglie Rea, afflitta per tanto scempio, ne volle salvare almeno uno così, quando fu prossima a darne alla luce un altro, si rifugiò nell’isola di Creta ove segretamente nacque Zeus. Tornata da Kronos fece finta di partorire ma ciò che avvolse nelle fasce e che Kronos ingoiò nelle sue fauci snaturate fu solo un sasso. Kronos, il tempo che divora i suoi stessi figli, stinge i capelli, rende vizza la pelle, toglie forza e turgore, spietato, crudele, eppure magnanimo allorché ti si concede trafilando giorni da avvolgere alla conocchia della vita. E sarà ancora un sasso che salverà non già l’uomo ma il segno tangibile del suo cammino nella storia. Sarà la Cupola del Brunelleschi così come l’ultima delle Pievi. Sarà il Campanile di Giotto così come il più piccolo degli antichi borghi. Sarà Palazzo Vecchio così come la più sparuta torre medioevale.Come un’Araba Fenice l’umanità rinasce ogni volta dalle sue stesse ceneri crescendo come un albero la cui chioma, folta e lussureggiante, si protende verso il cielo e le cui foglie, via via che cadono, diventano l’humus che lo nutre. Ma le sue radici affondano e traggono linfa vitale dal suo passato e il nostro è orgogliosamente costellato da ben il 70% del patrimonio artistico mondiale, un’eredità preziosa ed ingombrante, testimonianza della grandezza del Genio umano ad offuscarne la sua miseria morale. Ecco perché essa andrebbe salvaguardata tutta, dalla Cupola del Brunelleschi alla più piccola delle Pievi. Dal Campanile di Giotto al più piccolo degli antichi borghi. Da Palazzo Vecchio alla più sparuta Torre Medioevale. Ecco perché, andando a camminare un martedì, l’agonia della Casa Castello di Melosa ci strinse il cuore mentre ci rallegrò vedere come un vecchio convento fosse diventato un suggestivo ed accogliente agriturismo. Ce ne rallegrammo perché questo patrimonio prezioso ed ingombrante che abbiamo ereditato, se tutelato e protetto, sarà quel sasso che solo potrà fermare le snaturate fauci di Kronos.

                     Di Pina Daniele Di Costanzo

 

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