Seccatoio delle castagne sulla Setteponti

Castelfranco/Pian di Scò Terre Alte Valdarno

Fra i terreni che costituivano i poderi situati sopra alla provinciale dei Sette Ponti,  era compresa spesso una “selva”.

Ancora presente in Pratomagno, il seccatoio delle castagne una volta aveva un ruolo specifico nell’economia e nella vita della montagna. Con il termine “selva” anche oggi viene inteso non un bosco qualunque, ma un appezzamento di terreno ad una certa altezza dove la pianta largamente predominante è il castagno e ogni selva ha un nome che è quello del proprietario o dei proprietari (Selva del Gori o dei Gori, Selva del Venturi o dei Venturi…). Salendo di quota allontanandosi dalla provinciale, nelle unità poderili la selva acquistava sempre più importanza economica perché la castagna era determinante per l’economia, in quanto sostituiva, in parte o completamente, il grano nella alimentazione giornaliera e i terreni che costituivano i “poderi di montagna” comprendevano più selve. A differenza del frutto del marrone che è predominante nella “Montagna di Sotto” ( termine con il quale gli abitanti del comprensorio della “Sette Ponti” indicano  i monti che separano il Valdarno dal Chianti), la castagna, dopo essiccazione e macinazione serve per la produzione della “farina dolce” ,elemento base per la polenta, il migliaccio,il baldino… La “ cultivar” di castagna  nella nostra montagna era soprattutto la “Pistolese” , poi la “  “Mondigiana”, la Perella” e  la “Roggiolana”.  Per questa ragione  nei poderi  ubicati verso la montagna, il seccatoio delle castagne era una struttura indispensabile come il fienile, la porcilaia, la concimaia..

  

In genere il seccatoio delle castagne era una costruzione semplice, in muratura, con una porta d’ingresso, una piccola finestra sul davanti , piccole aperture sulle pareti che permettevano l’uscita del fumo. Il locale, all’interno, era diviso con un solaio costituto da travi di legno dove poggiavano le grate che contenevano le castagne e contemporaneamente facevano passare il fumo prodotto dal fuoco acceso al piano terra.

All’inizio del processo   la castagna veniva essiccata non con il calore diretto del fuoco, ma soprattutto con il calore trasportato dal fumo, ed è per questo che veniva usata per la combustione esclusivamente legna di castagno, perchè questa legna, bruciando fa una grande quantità di fumo. Poi, una volta che le castagne avevano “ sudato” e erano “asciutte”, venivano rigirate e il calore aumentato.

L’essiccazione delle castagne è un processo delicato  che richiede anche oggi  grande esperienza, perchè se alla fine la castagna è poco secca, la successiva macinazione viene compromessa, se è seccata troppo, la farina derivante tende ad avere un gusto amarognolo.

Nei paesi di montagna i seccatoi delle castagne erano privati, ma anche della comunità e l’uso di questi ultimi era regolati da usanze e leggi orali  tramandatisi da secoli.

Il processo di essicazione dura anche oggi da quarantacinque a sessanta giorni ed avviene in autunno.

Il seccatoio delle castagne , in molte borgate montane,  quando era in attività svolgeva anche funzione di “ritrovo”, perché la sera era usanza ritrovarvisi  all’interno “a veglia”,  per scaldarsi, raccontarsi storie tra una manciata  di “bruciate” e un bicchiere di vino.

Attualmente nella nostra montagna  esistono ancora alcuni seccatoi delle castagne funzionanti.

Nella foto di inizio:   un seccatoio delle castagne in attività nell’autunno 2006 nei pressi di Chiassaia. In alto a destra, un seccatoio delle castagne trasformato in pollaio presso Campiano di Sopra (Piandiscò)

  

 

Le  foto qui sopra riguardano un antico seccatoio   sulle pendici del Monte Cocollo a quota 650. presso   una congiunzione dei sentieri che provengono da   Pieravilla e  da Modine. La località è chiamata “Le Seccatoie”. La struttura, senza nome, è riportata nella carta 1:25000 dell’IGM  (tavoletta titolo “Loro Ciuffenna”) ed è indicata con il simbolo “ baracca”

Questo,

sotto il Cocollo,  è veramente un esempio di  seccatoio fatta a regola, “una struttura tipo” ,  capiente, con la finestra superiore, si notano nelle pareti le aperture  per il passaggio del fumo e all’interno i resti del solaio che sostenevano le grate con le castagne. In considerazione della ubicazione e della grandezza, questa struttura, poteva essiccare contemporaneamente  le castagne a più  proprietari.

Le foto sono di Annalia Sandroni Debolini e di Vannetto Vannini. Il testo è di Vannetto Vannini

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