Il Ponte di Rignano-San Clemente

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Il Ponte mediceo di Rignano collega la riva sinistra dell’Arno, dove è presente l’abitato di Rignano, a quella destra dove è ubicata la frazione di San Clemente. È adibito al traffico pedonale e veicolare: fa parte del percorso di raccordo tra la strada regionale 69 e il capoluogo rignanese. Il punto di attraversamento dell’Arno era noto già al tempo degli etruschi e poi dei romani. La sua presenza permetteva di accorciare nel medioevo di un buon tratto di strada la via per Firenze per chi proveniva da sud lungo la “Via Cassia Vetus”. La sua presenza è stata alla base della crescita e allo sviluppo della comunità rignanese nonché, da oltre un secolo, ha permesso alla comunità reggellese di usufruire della stazione di Rignano Sull’Arno, collocata sul tracciato originario della linea Firenze-Roma, tanto che la stessa fermata del treno riporta anche il nome di Reggello nella sua  denominazione ufficiale. In questi casi ci si domanda se sia stato costruito prima il paese del ponte o viceversa. Nel caso di Rignano è giusto propendere per l’ipotesi che sia stato il ponte a dare vita al paese. Il ponte è a due campate ed ha una lunghezza complessiva, fra spalla e spalla, di circa 65 metri. La struttura portante è costituita da due archi che si impostano sulle spalle e su un’unica pila centrale. Gli archi hanno una larghezza di 5 metri e 80 centimetri. La larghezza del piano viabile, compresi i marciapiedi ed il parapetto, è di 7 metri e 46 centimetri. La struttura medievale è quella tuttora in essere, che è caratterizzata dalla presenza di due archi molto ampi che sono impostati su di una pigna centrale di pietra forte. Le origini del ponte vanno trovate tra il 1280 e il 1380 in cui vennero costruiti circa venti ponti nei territori controllati dal comune fiorentino. Infatti, prima testimonianza certa dell’esistenza del ponte a Rignano si trova nella “Cronica” di Giovanni Villani del 1343 seguita da quella di un documento in lingua latina del 1361. Il ponte di Rignano ha avuto da sempre, per la sua particolare collocazione orografica e geografica, una storia molto travagliata caratterizzata da numerosi cedimenti e crolli. E’ una storia di lavori continui, ristrutturazioni, ricostruzioni e di feroci polemiche anche politiche quella del ponte che unisce Rignano a San Clemente. Infatti più volte si è reso necessario l’intervento dell’uomo con opere di pesante manutenzione, nonché di restauri e ricostruzioni totali: la prima documentata fu nel 1422 quando, a seguito ai danni causati dalle piogge e dalle piene del fiume, si intervenne pesantemente come la forza dell’Arno, sommata al passaggio delle truppe fiorentine, rese necessari nel 1457 nuovi interventi. Il secolo successivo fu quello dell’intervento più significativo e che rese noto il ponte come mediceo: nel 1568 Cosimo I, Granduca di Toscana, a seguito di un’incombente minaccia di crollo, dette l’incarico di progettare un intervento di restauro al celebre architetto Bernardo Buontalenti che terminò i lavori due anni dopo. Ma nenche il grande architetto riuscì nell’intento di rendere superflui ulteriori interventi. Sarebbe solo noioso tenere conto delle innumerevoli volte in cui il ponte è stato sottoposto a rifacimenti più o meno importanti. Ogni volta che per ragioni di piene o di movimenti della base della scarpata di San Clemente si è dovuti intervenire di nuovo lo si è fatto il più celermente possibile per la semplice ragione che il ponte è ancora, dopo migliaia di anni, importantissimo per gli spostamenti nella direzione trasversale che favorisce con la sua presenza. Basti pensare che per raggiungere in automobile Rignano da San Clemente, attraverso Leccio e il ponte di Pian dell’Isola, si allunga il percorso di 9 chilometri contro i 100 metri scarsi che separano le due sponde. Così come era importante il guado al tempo degli etruschi, così al giorno d’oggi le difficoltà strutturali che ogni tanto ne determinano la chiusura, rendono la popolazione insofferente alle sue periodiche chiusure. Non c’è miglior dimostrazione della necessità della sua esistenza che questa continua lotta tra la natura, la tecnica  e gli uomini che devono tenerle a bada entrambe.

 

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