Il Ponte agli Stolli (Figline)

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Questa frazione di Figline (anticamente “Pons Strullorum”) deve il suo nome al fiorentino Ubaldino degli Strulli, che vi fu esiliato nel 1260 colpevole di non aver partecipato alla famosa battaglia di Montaperti e ricordato per tale atto di codardia anche nella Divina Commedia da Dante Alighieri. Molte sono le denominazioni del ponte: il nome di “Stolli” sembra derivare dall’attività molitoria ed agricola del paese, riferendosi agli stilli (aghi) dei pagliai (cioè il palo intorno al quale venivano disposti i covoni di fieno e che si trovava, di solito, nelle vicinanze della casa dei contadini); con la denominazione “Ponte agli Strulli” si giocava invece sull’assonanza evidente con “stollo” ovvero grullo in dialetto toscano. Della costruzione del ponte di origine medievale restano solo alcune strutture in pietra che rappresentano il basamento delle pigne, mentre poche tracce restano del complesso di tre mulini che esisteva nella parte vecchia della località. Il ponte ebbe grandissima importanza fin dall’epoca romana perché su di esse transitava la “Cassia Adrianea” , la strada fatta costruire al tempo dell’Imperatore Adriano nei primi decenni del II sec. d.C . La strada aumentò sempre di importanza fino a divenire uno dei percorsi più utilizzati nel medioevo per chi dal Valdarno voleva muoversi verso Firenze o verso il Chianti. La strada passava infatti dalla Pieve di San Romolo a Gaville, superava il torrente Cesto al Ponte agli Strulli e, attraverso il Castello di Celle,  raggiungeva la Badia di Montescalari; oppure, voltando per Dudda, giungeva alla Pieve di Cintoia nell’omonima valle. Anche il complesso dei mulini aveva la sua importanza. Il torrente Cesto, con portata per tutto l’anno, nasce alle pendici del Monte San Michele, fra Torsoli e Lucolena, ed è sempre stato un corso d’acqua molto importante per la possibilità molitrice che poteva sviluppare. Era quindi su di esso che si riversavano le attenzioni dei vari castelli che stavano a presidiarlo e le istituzioni religiose che ne detenevano in maggioranza i diritti di sfruttamento delle acque. Sono famosi due di questi mulini posti uno vicino all’altro nella località di Poggiale. L’uno della Canonica di San Bartolomeo a Scampata , l’altro della chiesa di San Michele a Pavelli passato alla pieve di Santa Maria di Figline. Una disputa annosa che determinò anche fatti di sangue e che fu molto studiata dagli storici che vi vedono inclusi tutti i comportamenti e gli interessi tipici di quel tempo. L’attuale borgo è ancora attraversato dalla strada che conduce in chianti che ricalca la vecchia strada consolare. Per vedere il borgo antico però si deve camminare a piedi, avvicinadosi alla parte più prossima, quasi a strapiombo sul torrente, passando sotto gli archi di due abitazioni. Ai margine del vecchio abitato esiste una piccola cappella restaurata nel XVIII secolo come si evince da una lapide posta nel fianco. Nelle vicinanze del borgo, scendendo verso il torrente, si può notare anche una bella cascata.

 

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