Il Castello di Riofino (San Giovanni Valdarno)

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Nel nostro lavoro sulla Cassia che prevede la definizione del tracciato sul piano alluvionale del fiume Arno lungo la sua sponda sinistra nelle vicinanze dell’attuale San Giovanni Valdarno è posto un sito che ha attirato la nostra attenzione. Riccardo Chellini nel suo pregevole lavoro: “Il sistema viari da Fiesole e Firenze al Valdarno aretino” parla dell’Itinerarium Antonini specificando che il percorso descrittovi in questa parte della Toscana è quello che in sostanza anche noi abbiamo descritto e indica la posizione della mansione “ad Fines sive Casas Caesarianas” alle porte sud di San Giovanni, nei pressi del torrente che attualmente viene chiamato “dei Frati” , che veniva in antico ricordato come “rivus ad fines” poi corrotto in Riofino e passato a indicare un castello nelle sue vicinanze. Per maggiori dettagli vi rimandiamo al nostro lavoro sulla Cassia ma qui basti dire che noi poniamo con Chellini la mansione sulle rive del “rivus ad fines” della sinistra dell’Arno. La cosa non vi sembri scontata perchè è una annosa controversia e molti sono pronti a giurare che invece questa mansione sia posizionata presso Certignano. La discriminante a nostro avviso sta per prima nel lavoro del Chellini che ha trovato moltissimi documenti che si riferiscono a questa precisa zona, sottolineandone così l’importanza e dalla presenza nei suoi pressi del castello di “Riofino” che in seguito ereditò il nome del torrente e che ne determina la rilevanza nei confronti dell’altro luogo non presidiato. Di qui passava la strada importante, vi era il confine e quindi c’era bisogno del controllo, che era demandato alla presenza delle “Casas Caesarianas”, cioè a una stabile presenza pubblica. C’era il confine, magari era possibile una sosta, ma non vi era una propria e vera mansione. L’itinerario Antonino ne indica il luogo perché è quasi esattamente al centro del percorso fra Firenze ed Arezzo, non perché abbia un valore di tappa.

Il castello di Riofino ci aveva attratto fin dalla lettura di quanto scrive Maria Elena Cortese nel suo intervento ad un convegno in Valdarno nel quale afferma che il castello, pur segnalato da documenti, è scomparso. In seguito anche il Wickam affermava di aver trovato due documenti che parlavano di questo castello ma che non gli era stato possibile indicarne il sito. Doveva comunque trovarsi presso l’attuale San Giovanni Valdarno. Il Chellini, nel suo studio più volte menzionato, ha invece documentato un notevole numero di atti notarili che riguardano il castello di Riofino ed ha indicato tutta una serie di toponimi presenti negli atti nelle vicinanze del “rivus ad fines” che oggi , come abbiamo detto, viene chiamato “torrente dei Frati”, ma anche lui senza poter indicare dove si trovasse il castello appunto di Riofino.

Ci siamo quindi messi alla ricerca di tale castello per prima cosa consultando delle cartine topografiche. Dopo aver delimitato la zona dei documenti sottolineando tutti i toponimi evidenziati e riportati dalle cartine ci siamo accorti di un toponimo che a quanto sembra non aveva attirato l’attenzione del Chellini. Il toponimo è “Palagiotto” che potete vedere nella cartina allegata che è una IGM al 25.000. In verità nella Carta Regionale Toscana tale toponimo è storpiato in “pologiotto” e questo può aver ingenerato la mancata rilevanza. Abbiamo proceduto ad un sopralluogo, e il risultato può essere apprezzato nelle foto allegate.

Siamo convinti dell’identificazione del castello di Riofino nell’edificio che viene chiamato Palagiotto per tre motivi:

Il nome: sappiamo che molto spesso un vecchio fortilizio viene modificato nelle strutture per farne una dimora “da signore” e muta contemporaneamente con la funzione il suo vecchio nome. Palagio, Palagiotto ecc. derivano da questa mutata funzione. Anche il nostro edificio ha seguito questa mutazione.

La posizione: si trova su di una piccola altura sopraelevata di una trentina di metri dal piano campagna del torrente, in una posizione a ridosso di questo ed a controllo del confine che passava sotto di esso.

La conformazione dell’edificio: si noti dalle fotografie la parte interna che si sopraeleva sulle surfetazioni che la circondano e che molto probabilmente sono state aggiunte in epoche successive anche se qualcuna può essere derivata da una torre scapitozzata. La struttura interna con forma ad elle, conserva delle piccole finestre ed aperture non simmetriche ma anche due lati senza finestre. La possente struttura interna appare incongrua come casa di contadino, per lo piu senza accessi con l’esterno. Naturalmente sarebbe opportuna una visita interna per apprezzarne le fondamenta e la parte sommitale, le mura e la struttura sotto il tetto, ma essendo una abitazione privata non possiamo procedere per il momento in questo senso. Inoltre, dall’esterno, si notano alcuni muri che presentano contrafforti a scarpa, ed è originale l’ingresso ad sud-est con scala esterna coperta, meritevole di approfondimento per capirne l’età di costruzione.

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Questo sito insieme all’altro di Bituriha ci sembra una conferma del passaggio della consolare alle porte di San Giovanni da questa parte del fiume Arno.

Lorenzo Bigi

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