Il Castello di Montelungo (Terranuova B.)

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Fu un importante castello che faceva parte del sistema di quelli posti a controllo della Setteponti, strada prima etrusca e poi romana, una delle arterie commerciali più importanti del medioevo, alla quale lo legava una breve striscia di terra.

Se dalla sette ponti, si arriva a Montelungo sulla via sterrata che si accosta per un tratto al borro del Roviggiani e poi ci si inerpica attraverso un boschetto posto su di una stradella parallela alla nostra destra, si giunge sul pianoro che fu per molti secoli il sito del castello, cento metri davanti alla facciata della chiesa, oltre un burrone che la divide dal castello. Del castello di Montelungo non resta molto, se non qualche vestigia,  come le nostre fotografie documentano, eppure un tempo esso costituiva un insediamento tra i più importanti di questa parte del territorio del contado fiorentino. Nei primi decenni del XII° secolo apparteneva molto probabilmente alla famiglia Da Soffena i cui beni vennero acquisiti in seguito dalla famiglia dei Guidi. Nel 1163 infatti, l’Imperatore Federico I° Barbarossa, inserì Montelungo in un placito, insieme a molti altri castelli del contado, a favore di Guido Guerra III° della famiglia Guidi.

Era dunque un feudo dei conti Guidi, quello che nell’aprile del 1247 fu riconfermato da Federico II alla loro giurisdizione. Verso la meta del ‘200 Montelungo era nel possesso della parte guelfa della casata dei Guidi e quindi seguendo la parte capitanata da Firenze, dovette fornire la metà dei suoi uomini validi per la guerra contro Siena, che si sarebbe risolta col disastro della battaglia di Montaperti, il 16 aprile di quell’anno. Da allora e fino agli inizi del secolo successivo, gli abitanti di Montelungo seguirono i Guidi o i loro vassalli, i Pazzi del Valdarno, nell’altalena delle alleanze ora coi Guelfi, ora coi Ghibellini; tant’è vero che nel febbraio 1303, molti di loro, per aver accompagnato Carlino de’ Pazzi ed altri ghibellini della sua consorteria nell’assalto di Piantravigne e Persignano furono, dal Podestà di Firenze, condannati in contumacia alla pena capitale. Nel trecento il castello divenne un frequentatissimo mercatale verso il quale si recavano da tutto il contado vicino tutti coloro che volevano mercanteggiare. Ci sono rimasti moltissimi atti di notai, che evidenziano una vitalità economica straordinaria di questa contrada. Sebbene la strada verso la pace sia stata ancora lunga, non dimentichiamoci che anche Montelungo fu quasi sterminato dalla epidemia di peste del 1348. Dopo la sconfitta definitiva di Arezzo nel 1384, il castello di Montelungo entrava definitivamente sotto il diretto controllo di Firenze e veniva associato alla lega di Loro o Gropina. Una prima volta lo era stato nel 1331 e poi definitivamente nel 1350, diventando un caposaldo del guelfismo sulla strada per Arezzo. Con l’andar del tempo, i pericoli della guerra si allontanarono e la comunità di Montelungo, entrata anch’essa a far parte della podesteria di Terranuova nel 1376, potè svilupparsi e dedicarsi in pace alle sue attività. Nel 1773, con la riforma amministrativa del Granduca Pietro Leopoldo fu inserito nel nuovo comune di Terranuova. Con il venir meno delle necessità belliche e di difesa si demolirono anche le mura e Montelungo perse il suo carattere fortificato e fu abbandonato.

La chiesa di Santa Maria, che in origine era la chiesa del castello ha fatto parte da sempre del plebato di San Pietro a Gropina. E’ una di quelle chiese valdarnesi stuprate dalla voglia di “decoro” dei parroci campagnoli. Fu demolita e totalmente ricostruita nel 1932-1934 su un progetto del parroco zelante, ma fondamentalmente  ignorante, don Antonio Bizzelli, che demolì il vecchio tempio, secondo lui troppo piccolo, per farne uno “più moderno e piacevole all’occhio”. Dell’antica chiesetta furono riutilizzate qua e là le pietre: una piccola lastra di arenaria, con iscrizione in caratteri gotici del secolo XIV o XV – vi si legge A P(ERPETUA) M(EMORIA) e NICOLAO è murata sulla parete esterna di una capanna attigua. Due delle quattro campane sono ancora quelle di un tempo, ma non c’è più quella pregevolissima tavola della Vergine col Bambino considerata uno dei capolavori del Margaritone che, dopo un accurato restauro, fa ora bella mostra di sè nel Museo d’Arte medievale e moderna di Arezzo. 

 

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