I Mammelloni del Monte Cocollo.

Castelfranco/Pian di Scò Comunicazioni Terre Alte Valdarno

Il versante del monte Cocollo che pende sulla provinciale dei Sette Ponti è sempre stato ricchissimo di sorgenti di acqua. Fra Malvavecchia, Casarotta e  Leconia vi è l’antica fonte  della Lecceta, alla quale hanno fatto riferimento gli abitanti di Malva (Malvanuova) fino a pochi decenni fa, la fonte dell’Alberaia scomparsa per una frana, nei pressi di Casarotta fino al 1975 c’era la captazione del vecchio acquedotto di Persignano, una fonte antichissima e frequentata era la Fonte dei Macchioni vicino al podere I Pianacci intorno a quota 750m, quasi sulla cima vi è un’altra sorgente, intorno a quota 830 m. vi  è quello che rimane della  Fonte del Cocollo che serviva gli abitanti del castello. Proseguendo sul crinale verso Montrago, che divide il versante Est (Loro Ciuffenna) con il versante Ovest (Castelfranco di Sopra), vi sono due mammelloni contigui molto simili in circonferenza e in altezza, di cui il primo (quello Sud) è alto m.929, il successivo (quello Nord) è alto 938. Questi due mammelloni sono quelli che una volta gli abitanti di Castelfranco di Sopra chiamavano le “pocce del Cocollo”. La cosa abbastanza originale è che oltre alla forma di mammella femminile,  nel centro della base di questi poggi, esiste una sorgente d’acqua  per  ciascuna mammella. In quella sud la fonte è sempre ancora copiosa, incanalata alimenta  un laghetto  recintato in uso al  servizio antincendio,  nella mammella nord  la fonte ha sempre avuto un flusso più ridotto e  dopo il passaggio del metanodotto si è quasi seccata o deviata e non si ritrova più l’ubicazione esatta ma solo nei pressi, una zona umida e fangosa anche d’estate. Nel versante ovest (Castelfranco di Sopra) questi mammelloni dominano la zona  che va da Caspri alla  Lama – Galligiano dove si trovano  gli insediamenti antichissimi di Fabbroni, Morgiano, Le Mure, Le Terrine, Casale e percorsa da diversi  torrenti, di cui uno di questi che nasce   fra il Poggio delle Mandrie e il mammellone sud, è il borro di Agnano.

Questo idronimo è molto importante in quanto se, come dice il Pieri nel 1919 la parola “Agnano” derivasse dal gentilizio latino “Annius”, mi fermo qui, ma se, come pensano  altri studiosi la parola Agnano deriva da Agna, la quale a sua volta deriva dal teonimo (nome di un dio) Ani che è la divinità etrusca della fecondità e delle acque salutari, si possono trarre alcune considerazioni tutt’altro che azzardate, che cioè anticamente i nostri progenitori vedevano  nelle “ tette del Cocollo” qualcosa di sacro per cui si potrebbe ipotizzare vi sia stato il culto della fertilità che consisteva nel curare la sterilità femminile con bagni, lavaggi  del corpo con quelle acque aventi proprietà terapeutiche. D’altra parte sappiamo che nel Monte Coccollo fino al 1982, prima che fosse distrutta dalla strada di servizio del metanodotto algerino, esisteva una antica fonte a circa 200 m. dalla vetta ad Ovest dei ruderi, dove il prof. Alberto Fatucchi  aveva fatto alcuni ritrovamenti di ex voto etruschi testimonianze dell’antico culto delle acque; l’unica foto esistente di questa fonte è riportata nella Storia del Valdarno – Landi Editore (la stessa foto che io  ho  riportato  nel nostro sito CAI in Terre Alte – Valdarno – Loro Ciuffenna – Il castello del Cocollo ).  Il Borro di  Agnano oggi è  impossibile da trovare nelle carte topografiche perché viene riportato con altro termine e anche la gente del posto, venute meno le persone anziane  ne  ha perso la conoscenza, tanto che questo idronimo  in questa zona era passato inosservato anche al prof Alberto Fatucchi che ha ripreso questo concetto in un suo lavoro interessantissimo “Le origini del culto di San Michele Arcangelo nell’aretino”. Agnano non è passato inosservato invece  al prof Porri Dino di San Giovanni Valdarno che  ne parla in un suo interessante articolo  riportato alcuni anni fa su “Corrispondenza”, semestrale della diocesi di Fiesole. Oggi non esiste cartina topografica che riporti un torrente con il nome di Agnano, per trovare una carta della zona in questione  che riporta l’idronimo Agnano, occorre andare in internet nel sito dei catasti storici regionali e  nel catasto lorenese del 1821, nel comune di Castelfranco Di Sopra  al foglio  4   – Caspri e la  Lama, è riportato con il termine  Borro di Agnano la parte superiore del torrente sopra al ponte  sulla strada di  Casale (sent. CAI 33 ), mentre la parte inferiore del corso è chiamata  “Borro delle Faelle” ( Oggi con questo termine vien chiamato tutto il corso del torrente dalla sorgente nei pressi dei mammelloni fino  all’immissione nel fiume Faella alcuni km a monte di Ponte a Mandri).  La zona del Monte Cocollo presenta poi un altro luogo (Fonte o Buca delle Fate nei pressi di Oliveto già riportato su Terre Alte del nostro sito web )molto probabilmente legato al culto delle acque salutari.   Sulla  dorsale che dal Cocollo va verso Montrago c’è  Massa di Giano che il prof. Porri  ritiene collegabile alla coppia di teonimi Ani-Janus. Da tenere presente poi che anche nella mitologia celtica abbiamo la dea Ana, una figura femminile con dei grandi seni che era considerata la madre mitica degli dei celtici, inoltre sappiamo da Polibio, storico greco nato nel 200 a.C.  che nel Casentino, crinale del Pratomagno compreso erano stanziate delle tribù liguri dedite alla pastorizia non proprio stanziale e i liguri hanno anche una discendenza celtico-latina. Inoltre anche il toponimo “Lama” ha qualcosa  da spartire con l’acqua in quanto  nella lingua latina la parola “lama” è sinonimo di  “pantano”, “palude”.  È vero però che molti studiosi fanno piuttosto derivare il toponimo “Lama” che si trova vicino alla borgata di Galligiano alla morfologia affilata e stretta  del terreno.

Ma la parte interessante su cui gli studiosi puntano molto e sempre legata al culto delle acque e della fertilità è data dalla presenza di alcune chiese dedicate a San Michele Arcangelo e quindi al culto micaelico. Proprio  San Michele Arcangelo, angelo guerriero che fu posto da Dio a difesa  della maternità divina nella grotta della natività a Betlemme è l’angelo tutelare delle partorienti, dei lattanti e della purezza delle fonti e quindi associato al culto delle acque soprattutto nelle grotte (famosissima in tutto il mondo e luogo di pellegrinaggi è la grotta dell’ Argangelo a Monte San Angelo nel Gargano).  Non può essere casuale che proprio sotto alle “pocce del Cocollo”, nel versante di Castelfranco di Sopra, vi siano due chiese dedicate a San Michele Arcangelo: quella della Lama,  paese chiamato anche San Michele di  Sopra, e l’antica chiesa di San Godenzo chiamata di San Michele di Sotto.

Questa zona ha moltissime analogie con la zona dell’Anciolina, nelle cui vicinanze ci sono le sorgenti dell’Agna e la stessa chiesetta dell’ Anciolina è dedicata a San Michele Arcangelo, a cui gli abitanti poi collegano la curiosa invasione delle formiche alate nel giorno 29 Settembre di ogni anno, giorno dedicato proprio  a San Michele Arcangelo, fenomeno strano che noi abbiamo riportato su Terre Alte (Valdarno-Loro Ciuffenna) del nostro sito web.

Un territorio, quello del monte Cocollo, che offre molte opportunità di svago all’aria aperta, liberi orizzonti  e  anche tanti momenti di riflessione  che portano verso mete insolite e affascinanti dal sapore antico.

                                                                                                                          

Testo e foto di Vannetto  Vannini

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