Gli Etruschi, un laghetto, le rane e una mini-escursione del martedì

Giornalino Le news

Non conoscevo il laghetto della Rossinaia nel comune di Cavriglia, anche se molte volte ho percorso il sentiero CAI 27 che unisce il sentiero 00 del crinale del Chianti con la ex zona mineraria. Addirittura qualche anno fa, in una capanna di cinghialai molto vicina, organizzammo un martedì anche un pranzo a base di carne ai ferri, bruschette e vino.

CatturaHo avuto modo di conoscere il laghetto nel luglio scorso in seguito a una breve escursione a circolo, fatta fuori programma con il gruppo CAI “quelli del martedì” e finalizzata a conseguire le tracce GPS per preparare un percorso ai campeggiatori del vicino campeggio Pian Orlando. Il laghetto è riportato anche nella carta militare 1:25000, però pensavo fosse uno dei bacini di irrigazione o antincendio comuni un po’ in ogni zona collinare.Cattura1

Quando, dopo aver lasciato il sentiero 27, ci siamo portati in prossimità del confine comunale in vista del laghetto, ci siamo tutti meravigliati perché la superficie occupata dalle acque è piuttosto rilevante con una lunghezza di circa 80 m e una larghezza di 30/40; un lago a tutti gli effetti, fra l’altro, come indica un cartello, con acque molto profonde per cui è vietato fare il bagno. Intorno vi è stata costruita una palizzata di legno per sicurezza e un sentiero che ne percorre il perimetro, altri lavori sono ancora in corso per la valorizzazione del luogo.

Avevamo saputo dal nostro socio CAI geom. Caselli, che nel bacino vive una non comune rana nera e dalla letteratura sappiamo anche che la rana nera era uno degli animali usati dagli Etruschi per l’arte aruspicina. Fra l’altro, appena visto il laghetto mi è venuto alla mente un altro laghetto, quello degli Idoli sul Falterona, conosciuto in tutto il mondo per i ritrovamento di bronzetti votivi etruschi a metà del 1800. L’accostamento fra il laghetto degli Idoli e quello della Rossinaia può essere anche un’idea molto strampalata e senza nessun fondamento reale, però, se il laghetto fosse esistito in epoca etrusca, potrebbe essere anche una pista da seguire, in quanto il culto delle acque nei nostri progenitori era molto avanzato.

Per quelle poche nozioni di geologia che ho, il laghetto dovrebbe essere di origine tettonica, dovuto allo sprofondamento, in quel punto, della crosta terrestre in seguito a qualche fenomeno fisico e alimentato da sorgenti sotterranee (una specie di mini-mini-Trasimeno) e potrebbe essersi formato tanti secoli fa.

Oltre la casualità dell’esistenza nel lago della non comune rana nera, che in Toscana si ritrova solo in qualche parte della Maremma, quello che fa pensare è che la presenza degli Etruschi sul crinale chiantigiano è certa. La permanenza etrusca su monti del Chianti è durata a lungo, dal periodo arcaico (VII-VI sec.) alla fine dell’Impero Romano; di certo la tradizione, il costume e la lingua etrusca sono stati in uso dal popolo anche molti secoli dopo la romanizzazione del Chianti, e questo periodo ha lasciato tracce nella toponomastica e nelle vie di comunicazione. Insieme a tantissimi toponimi di chiara origine latina come Monteluco, Dimezzano, Porcignano, Ottavo, Sinciano, Lungagna, Maione, Massa, Secciano, Casignano, Pescina e Spicciano dove era ubicata una antichissima chiesetta, vi sono nomi di luogo derivante dall’etrusco come Rosennano, Rietine, Nusenna, Spaltenna, Ambra, Avane, Arceno, Malena, Moci, Perano, Valdenano, Vertine, Vielle…

Come etruschi sono nelle vicinanze del laghetto i toponimi Ratola, Pesa, Torsoli, Lucolena; soprattutto indicativi, secondo alcuni studiosi, sono gli ultimi due derivanti dal culto di divinità umbro-etrusche. Uno dei toponimi più importanti è dato dal “Borro del Pago” che significa villaggio, borgo o distretto rurale di Roma antica; un villaggio che se esisteva in epoca romana è presumibile affermare che fosse vivo anche in epoca preromana. Ma la toponomastica non avrebbe nessun valore se non ci fossero i ritrovamenti archeologici del periodo etrusco che nel Chianti sono molto più copiosi di quelli del periodo romano. E proprio nei pressi del crinale che divide il Chianti dal Valdarno abbiamo il sito etrusco-romano di Cetamura della Berardenga, l’importante zona archeologicia di Campi di San Gusmè a tutt’oggi quasi completamente inesplorata, la necropoli di età arcaica della Pietraia, gli idoletti in bronzo di Sereto, l’insediamento di Cetamura, dove in seguito agli scavi fatti dagli Americani della Florida University è stata accertata una frequentazione quasi continuativa del luogo dal neolitico al periodo altomedievale. Proseguendo sul crinale abbiamo il Tular etrusco (ora al museo del Bargello) e tanti altre piccole zone archeologiche che testimoniano l’importanza, derivata soprattutto dalla posizione dominante delle colline Chianti-Valdarno. Esistendo allora una forma di popolamento sparso di crinale, dovevano esserci anche le vie di comunicazione, soprattutto proprio sul crinale che permettevano di spostarsi su un terreno sicuro, dove l’orizzonte e la capacità di orientamento erano i più ampi possibili. Questo è un tema bellissimo che a noi del CAI Valdarno Superiore ha interessato in prima persona soprattutto durante le escursioni del martedì; è un argomento tanto significativo quanto interessante e che necessita di uno spazio dedicato molto ampio.

Comunque un laghetto, quello della Rossinaia che merita una visita e una conoscenza più approfondita, soprattutto per il paesaggio arcadico che lo circonda.

Vannetto Vannini

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