Anello di Gorgiti – Rocca Ricciarda – Gorgiti.

Giornalino Il Percorso Consigliato

Questo proposto è un percorso classico della nostra montagna che può essere compiuto bene in una mattinata o in un pomeriggio, poco impegnativo anche se vi sono inizialmente dei tratti in ripida salita sulla vecchia strada da Gorgiti alla Rocca Ricciarda. L’escursionista deve necessariamente però calzare scarponi da trekking in quanto, soprattutto nella prima parte, il percorso ricalca un sentiero molto ciottoloso, sempre utili sono poi i bastoncini telescopici di appoggio. Indispensabile la carta dei sentieri del Pratomagno 1: 25000. Nel paese di Gorgiti, che è diviso nel mezzo dal corso del torrente Ciuffenna, non c’è posto per parcheggiare la macchina, per cui è bene lasciare il mezzo in uno spiazzo nei pressi del cimitero che dista poche centinaia di metri dalla borgata. Arrivando al paese si attraversa il ponte sul Ciuffenna seguendo i segnali rosso/bianchi del sentiero CAI 37. Il viottolo CAI 37, come riportato nella carta 1: 25000 del CAI è il sentiero di collegamento fra il sentiero 35 che passa sul crinale del monte Cocollo e il sentiero 21 che da Poggio di Loro porta sulla vetta del Pratomagno. Attraversato il paese dopo pochi metri si arriva nella piazzetta del piccolo oratorio dedicato ai Santi Pietro e Paolo.
Il paese di Gorgiti è stato un paese “aperto”, privo cioè di strutture fortificate e si identifica nel borgo di Gurgite rammentato in un documento del XIII secolo in cui viene menzionata la chiesa dei SS. Pietro e Paolo. L’etimologia del toponimo Gorgiti, come viene riportato anche dal Pieri, deriva dalle condizioni locali del suolo o territorio dove è ubicato la borgata, in questo caso sicuramente si può fare riferimento ai “gorghi” del torrente Ciuffenna che attraversa il paese. La storia di Gorgiti è strettamente legata alla storia del castello di Rocca Ricciarda e la fondazione della borgata potrebbe essere avvenuta proprio per trasloco di una piccola parte della popolazione del castello della Rocca in un posto più comodo a valle. Si può anche pensare che il luogo dove è stato poi costruito Gorgiti potrebbe avere espletato per un certo periodo anche la funzione di piccolo “mercatale” del soprastante castello di Rocca Ricciarda. Nella piccola chiesetta (sempre aperta per le visite diurne) che dipendeva un tempo dalla parrocchia di San Niccolò della Rocca R., in prossimità del catino absidale affrescato c’è un gruppo ligneo che troneggia sull’altare maggiore rappresentante la Pietà; la popolazione di Gorgiti in considerazione anche dei numerosi ex voto ai lati del gruppo ligneo, è molto devota a questa scultura sacra. Sulla parte sinistra dell’altare vi è collocata una tela che ha per soggetto la deposizione di Cristo nel sepolcro, tela che riporta uno scritto a destra in basso in cui si legge che quella pittura fu donata nel 1707 dal Barone della Trappola (Barone Ricasoli)
Il sentiero CAI 37 oltrepassa a sinistra la chiesa e lasciato il paese, in evidente salita entra nel bosco superando e allontanandosi dalla borgata. Lo stato del sentiero o mulattiera è abbastanza ciottoloso, ma la larghezza regolare e i resti di pavimentazione a

pietre di dimensioni variabili con numerose zanelle trasversali di pietre rialzate per la deviazione dell’acqua piovana, danno l’idea che quel sentiero era un tempo una via di montagna importante, soggetta allora a manutenzione periodica e curata anche nei piccoli particolari. Il luogo attraversato in quel tratto dal sentiero 37 si chiama “Scannano” e all’interno della zona, nascosti fra la vegetazione vi sono alcuni resti di quella che era stata una fortificazione o castello. Il toponimo “Scannano” unitamente a quello di Cocollo e Anciolina compare in una frase idiomatica che per secoli e secoli e ancora oggi, si sono tramandate le popolazioni che abitano i due versanti del monte Cocollo, il versante della Sette Ponti e quello della valle del Ciuffenna (Modine, Pieravilla), la frase è: L’Anciolina l’allaccionno, il Cocollo lo spianonno e Scannano lo scannonno”. Questa frase fa riferimento sicuramente ad un fatto storico accaduto al tempo delle lotte della Repubblica Fiorentina contro le famiglie ghibelline scacciate da Firenze che come i Pazzi e gli Ubertini si erano rifugiati nella nostra montagna. Recentemente questa frase l’ho sentita ripetere in una occasione dal signor Baldi Italo di Firenze, ma modinese di nascita e in un’altra occasione dal prof. universitario Zani Alberto di Persignano. Sarebbe curioso capire come questa frase ha potuto tramandarsi attraverso i secoli in un territorio molto vasto ed essere ancora così viva fra la popolazione.

Si affronta il percorso in salita del sentiero CAI 37 fin dove questo termina immettendosi a quota 814m. nel sentiero CAI 21 proveniente da Poggio di Loro. Questo sentiero è, come riportato successivamente da un cartello, l’antica via comunale della Rocca Ricciarda ed è stata tale fino al 1973 quando la Rocca R. fu unita a Modine con l’attuale strada asfaltata. Si prosegue avendo come riferimento la segnaletica del sentiero CAI 21 arrivando presto ad una grande passerella di legno poggiante e ancorata sui due piloni terminali in pietra del ponte precedente. Siamo sopra al profondo Borro della Buia e il ponte precedente fu distrutto dalla piena nel 1993 interrompendo così il sentiero. Ad una certa distanza fu messa a monte e a valle della interruzione una sbarra di legno (un palo di castagno) per impedire il passaggio non tanto alle persone a piedi, ma soprattutto per coloro che venivano a forte velocità in sella alle moto da cross, per i quali la perdita del ponte si poteva trasformare in un potenziale trabocchetto. Ricordo bene che in quegli anni noi portammo una numerosa comitiva del CAI di Spoleto in quella zona e avendo come meta Poggio di Loro, arrivati in quel punto fu molto problematico superare l’incassato torrente e arrivare dall’altra parte. Ricordo anche che fra i partecipanti del gruppo di Spoleto c’era un professore dell’Università di Perugia che rimase colpito dall’abitato della Rocca R. e soprattutto dalla magnifica antica via che stavamo percorrendo. Dopo numerose sollecitazioni scritte anche da parte della nostra sezione CAI, paventando il pericolo e le responsabilità della amministrazione comunale in caso di incidente, finalmente furono iniziati i lavori che in breve portarono al ripristino della vecchia strada. La nuova passerella fu inaugurata dal sindaco di Loro Ciuffenna Sauro Amegli il lunedì di Pasqua del (mi sembra) 1996 e insieme ai rappresentanti della Comunità Montana del Pratomagno era presente con una cinquantina di soci anche il CAI Valdarno Superiore perché invitato dalla amministrazione comunale competente. La costruzione della passerella ebbe poco dopo l’attenzione della stampa locale perché ci fu un seguito “politico” nel parlamentino della Regione Toscana, in seguito ad una interrogazione perché durante la costruzione del ponte una ruspa di grandi dimensioni che trasportava il materiale, per passare aveva in certi tratti sbancato un po’ la fiancata a monte della strada. La cosa però, dopo un po’ di polemica, non ebbe seguito.
Si prosegue sul sentiero 21 passando davanti ad un abbeveratoio naturale scavato e incassato nella parete della montagna, arrivando così nei pressi dell’attuale cimitero costruito in quella posizione nella prima metà del secolo XIX quando venne abbandonato il vecchio cimitero di cui rimane una struttura tipo tempietto greco situata sulla rupe in fondo all’abitato. Dall’altra parte della strada, in posizione rialzata vi è una bella maestà in pietra che serve anche da riparo in caso di maltempo. In fondo alla parete è stata collocata in un tabernacolo scolpito nel sasso una immagine della Madonna e sul tabernacolo, in un punto corroso dal tempo, si legge una data solo parziale 17.
Proseguendo sulla larga strada con l’abitato della Rocca R. che domina tutto il paesaggio, è possibile notare a destra su un masso di arenaria un graffito scolpito che rappresenta il Nodo di Salomone. Il disegno del graffito, simbolo e archetipo d’alleanza, era caratteristico nella iconografia celtica, poi ebraica e paleocristiana, dell’islamismo, dell’indù per arrivare poi al mesoamericano ed è uno dei simboli più legati alla presenza dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Il Nodo di Salomone possiede un profondo significato spirituale ed è un simbolo molto comune all’interno di edifici e chiese (mosaici romani dell’età augustea o paleocristiani e nelle grandi basiliche come Pomposa e Aquileia.) ma rarissimo scolpito nella roccia, tanto che in tutta Europa attualmente ne conosciamo solo alcuni scolpiti in Svizzera, Garfagnana, Valcamonica e Montenegro. Sarebbe interessante capire il perché questo simbolo si trova alla Rocca R. Alcuni anni fa, nel gennaio 2013 portai un mio amico del CAI Valdarno Inferiore – Fucecchio molto edotto sul Nodo di Salomone ed esperto in graffiti per avere un parere su questa incisione, il suo giudizio, in considerazione della posizione sulla strada e sulla roccia, le misure e altri parametri fu che quel graffito difficilmente poteva essere un falso, ciò avvalora l’ipotesi che la storia della Rocca Ricciarda in epoca medievale, prima di diventare feudo dei Ricasoli, probabilmente in parte è ancora da scoprire. Proseguendo sulla larga strada viene superato il punto in cui il sentiero CAI 21 devia a destra per salire sul Pratomagno, mentre per arrivare al paese si prosegue diritto sempre sulla strada arrivando in breve al ponte in sasso sul borro dell’Agrifoglio che poco più a valle confluisce nel Ciuffenna. Il ponte è una bella e massiccia costruzione in pietra che ha sempre superato bene l’impeto del torrente

in piena, domina il ponte un vecchio molino per macinare castagne, restaurato e reso funzionante per scopi didattici dall’allora Comunità Montana del Pratomagno. Il molino che porta la data 1847, è stato dedicato a Marcello Venturi della Rocca R. prematuramente scomparso che fu l’animatore del restauro. In breve si arriva al paese nello spiazzo davanti alla bottega-osteria del Venturi aperta tutti i giorni tre mesi d’estate e il sabato sera e la domenica anche nel periodo invernale, neve permettendo.
Merita fare una visita al paese che presenta una forma allungata che si è adatta al ripido pendio sviluppandosi al di sotto di una fortificazione posta sul grande macigno che sovrasta e al tempo stesso protegge il paese. Passando fra gli stretti vicoli con le case in pietra tutte ristrutturate nella severa architettura di montagna e abitato in maniera permanente da una sola famiglia è come tornare indietro nel tempo. Dopo una visita al piccolo edificio, impropriamente chiamato” cappellina” che era il vecchio cimitero sul dosso in fondo al paese, edificio presumibilmente settecentesco e dotato di un bella copertura in lastroni di pietra centinati e rivestiti con lastre di arenaria, si può salire tramite una scala sulla vetta del grande macigno dove vi sono i ruderi della rocca medievale. Recentemente sono stati effettuati scavi archeologici dall’Università di Firenze che hanno dato risultati rilevanti dal punto di vista scientifico e hanno permesso di riportare alla luce reperti in ceramica, ferro e vetro databili fra il XIV e il XV secolo. Gli scavi attraverso il materiale contenuto hanno permesso di arrivare a conclusioni piuttosto strane o quanto meno inusuali, perché sembra che nella fortificazione siano convissuti per molto tempo insieme ai soldati di guarnigione anche civili fra cui donne e bambini, che avrebbero condotto un tenore di vita abbastanza agiato e non confacente ad una fortificazione cosi sperduta e decentrata rispetto alla viabilità più importante. La presenza del Nodo di Salomone e di altri segni può dare addito molto prudentemente all’ipotesi che la Rocca Ricciarda sia stata occasionalmente o in via continuativa interessata al passaggio di Cavalieri Templari che avrebbero scelto quella viabilità di collegamento fra Valdarno e Casentino. La chiesa di San Niccolò, posta nella parte alta del borgo è un edificio di pietra a pianta rettangolare e mai menzionata nelle fonti antiche con l’interno piuttosto spoglio e non presenta nessun interesse artistico. Durante il passaggio dell’ultimo fronte bellico la Rocca Ricciarda fu sede del comando della Brigata partigiana Mameli, una brigata autonoma comandata dal capitano dell’esercito Rodolfo Chiosi, sangiovannese e nome di battaglia Irdio Foscolo. Il 13 Luglio il paese fu pesantemente bombardato e in parte distrutto dai tedeschi che si volevano assicurare una ordinata ritirata verso la Linea Gotica. Del paese della Rocca R. oltre alla famiglia Venturi che gestisce la bottega- osteria da svariati decenni, bottega che ha valorizzato e anima la borgata e doveroso ricordare il Chiappino detto il “Re del Pratomagno” deceduto nel 1945 e proprietario di gran parte della montagna e di greggi per circa 5000 pecore, Santi Biagini che per un periodo fu l’unico abitante del paese rimanendo testardamente da solo nella borgata anche d’inverno negli anni ’90 del secolo scorso, tanto che subì un trasferimento forzato a Gorgiti nella stagione invernale in seguito ad una ordinanza comunale (vennero a prelevarlo i vigili urbani), inoltre non posso dimenticare Agostino Magni, l’ultimo carbonaio della Rocca R. e attaccatissimo al paese tanto che non volle mai vendere al demanio forestale i propri possedimenti in montagna. Si lascia il paese prendendo la strada asfaltata comunale e in discesa superato un primo torrente (Borro del Diavolo) si arriva al Torrente Ciuffenna in prossimità a sinistra di un’area di sosta. Non vi sono più i segnali CAI ma si segue bene la traccia del sentiero che è molto battuta e evidente che segue l’andamento del torrente Ciuffenna. Per la gente della nostra montagna il Ciuffenna (etimologia etrusca) è il “fiume” e con i suoi 19 km di lunghezza e un dislivello di 1362 m. risulta nel Valdarno il più lungo fiume di destra dell’Arno, a sinistra è l’Ambra con 32 Km. Il bacino imbrifero del Ciuffenna è vasto 4600 ettari, quello classificato montano con D.R. del 23/6 1930 si estende per circa 4493 ettari interessando soprattutto il comune di Loro Ciuffenna e una piccola parte del comune di Castelfranco di Sopra dove nasce il borro Rigodi, affluente di destra. Lungo il sentiero vi sono pannelli didattici su quella che era l’attività in montagna, sulle varie specie di castagne per fare la farina e sull’ambiente. Si segue il Ciuffenna che scorre rapido spumeggiando a tratti fino ad arrivare a Gorgiti da dove siamo partiti. Un consiglio: quando arrivate a Gorgiti fate una capatina al negozio di alimentari del mio amico Cocollini, che fra l’altro è il panettiere che produce il famoso “pane di Gorgiti”. Il Cocolini è un “vecio alpino” del Quinto Reggimento- Orobica e vi assicuro che troverete gentilezza, professionalità pane, companatico e vino molto buoni. Il percorso, che è lungo km 6,5 con un dislivello in salita e in discesa di 300 m. è stato da me effettuato in 2 ore e 40 minuti, fermandosi molto ad osservare e fotografare. Notizie sul Chiappino, su Santi Biagini, sul Nodo di Salomone e su alcuni aspetti di Rocca Ricciarda possono essere trovate nei rispettivi post del sito web CAI Valdarno Superiore nella sezione Terre Alte – Valdarno – Loro Ciuffenna. Notizie storiche del castello di Rocca Ricciarda sono sullo stesso sito web- nostro territorio- le nostre meraviglie- Valdarno- castelli e paesi- Loro Ciuffenna.

Vannetto Vannini 

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