Alto Adige: Abbazia di Novacella

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Alto Adige: Abbazia di Novacella –Newstiff nei pressi di Bressanone –Brixen La strada nazionale, la ferrovia che porta al Brennero- Brenner e l’autostrada A 22, poco dopo aver superato Chiusa- Klausen con lo scenografico Monastero di Sabiona – Kloster Saben che domina come un’aquila tutto il territorio circostante dall’alto della sua posizione, entrano nella valle di Bressanone, che è una delle più belle della provincia di Bolzano e dove, per motivi meteo legati alla posizione geografica, la bella stagione arriva prima e termina dopo. In questa valle, già abitata nel periodo neolitico (gli antropologi pensano che Ötzi, la mummia del Similaum, provenga proprio da questa zona), confluiscono insieme il fiume Isarco che viene dal Brennero e il fiume Rienza che nasce dalle Tre Cime di Lavaredo e poi attraversa tutta la Val Pusteria, ma proprio qui si incrociano le strade provenienti da Nord e da Est. I territori dove i fiumi si uniscono insieme e le strade si incontrano, sono territori da sempre importanti perché è facile trovare località storiche e artistiche di grande importanza e nella conca di Bressanone, che per la purezza dell’aria era molto famosa e frequentata durante l’impero austriaco da chi era affetto da malattie respiratorie, non può passare inosservata la struttura grande e cromatica e in parte fortificata dell’Abbazia di Novacella, un vasto complesso religioso in cui è palpabile, a chi la visita, il percorso della storia religiosa, civile e dell’arte. Per chi va in Val Pusteria o nelle valli adiacenti, non è possibile trascurare questo luogo incastonato in un suggestivo paesaggio caratterizzato dai celebri vigneti, se lo fa è evidente che non conosce il territorio in questione e la storia di questo comprensorio dove sono inserite la Valle Isarco, la Val Pusteria e le valli laterali.

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L’abbazia di Novacella, da oltre 850 anni inserita fra le più alte espressioni di fede e di cultura, vera cittadella fortificata ricca di architetture, tesori e opere d’arte è chiamata” l’ottava meraviglia”. Per chi visita Novacella vi possono essere tantissimi motivi d’interesse oltre a quelli religiosi. Nella monumentale ricchissima biblioteca è facile trovare scienziati ed esperti di arte nel cercare letteratura specifica e fonti nell’archivio della biblioteca della Abbazia di Novacella. Storici ed architetti studiano l’evoluzione degli edifici monastici attraverso i secoli. Gli appassionati d’arte si fermano davanti a tavole affrescate e pitture, altri rimangono stupiti nel vedere la luminosità e la ricchezza della chiesa barocca. In un’ala della abbazia è attivo il convitto studentesco, c’è un centro di turismo che aggiorna gli interessati a seminari e corsi per chi si interessa di viaggi e di ospitalità. C’è chi si ferma davanti alle porte del monastero solo per sorseggiare quietamente gli eccellenti vini del convento, vini dai nomi famosi e allettanti: Silvaner, Muller Thurgau, Kerner, Gewürz traminer, ma anche la grappa Abbagnac, ottima e profumata.

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Un complesso abbaziale in grado di offrire, oltre a un’irresistibile sinfonia di forme e di colori, anche una rara, quanto armoniosa successione di stili, dal romanico al gotico, dal rinascimentale al barocco e rococò, capaci di soddisfare le attese dei più raffinati e dei più qualificati cultori dell’arte. Ancora oggi Novacella mostra l’impianto originario del XII secolo come quasi nessun altro monastero. Questo convento, per più di 800 anni è riuscito a tenersi in parte a prudente distanza da molti dei tumulti del mondo nonostante le molteplici attività in campo sociale, intellettuale e religioso. Costituisce un’oasi di tranquillità e di pace alla periferia di Bressanone, ma anche di raccoglimento per chi fugge dal ritmo della vita moderna, tutte sensazioni che percepivamo bene noi Alpini poco dopo la metà degli anni ’60, quando passavamo da Novacella per andare o tornare dal Col de Bovi, una montagnola strategica piena di bunkers che domina l’inizio della Val Pusteria da un lato e la valle d’Isarco dall’altro. Era un obbligo morale per noi Penne Nere, passando in prossimità del convento, di smettere di cantare, riallineare le file e tenere un comportamento e atteggiamento consono e di rispetto per il monumentale complesso religioso in così perfetta armonia e sincronia con il paesaggio e le montagne circostanti dominate dal massiccio della Plose (m.2500). La storia della celebre abbazia va di pari passo con quella del Sud Tirolo, fra l’altro una vastissima letteratura si è occupata dell’evoluzione storica di questo convento le cui origini iniziano nel 1142. Il complesso edilizio originario era formato dalla chiesa e dagli alloggi e fu edificato in un solo anno e quindi bisogna pensare ad un insediamento originario di proporzioni tanto modeste, dove non era possibile ravvisare molto dell’aspetto che l’abbazia ha preso ai nostri giorni. Uno dei primi edifici perché iniziato nel 1190 e terminato nel 1199 fu l’ospizio e la cappella di San Michele, che rappresentò non solo un’esigenza di ordine spirituale e religiosa, ma anche un fattore di solidarietà verso i pellegrini, gli infermi, i poveri e i sofferenti. Questa vocazione di solidarietà per i viandanti è resa ancora oggi palese dalla presenza in diversi punti del convento, come elemento decorativo, della conchiglia emblema dei pellegrini diretti a Santiago di Campostela. Curiosa è l’architettonica e la storia di questo originale solitario edificio rotondo che vigila l’accesso alla abbazia che oltre “cappella di San Michele” è chiamato anche “Castel Sant’ Angelo”, per una certa somiglianza di forme esteriori con il castello di Roma davanti al Tevere e prossimo al Vaticano, fortificato in previsione di una invasione dei turchi nel XV secolo, fu invece quasi distrutto dai contadini della zona durante la rivolta sociale del 1525. Da oltre 850 anni i canonici agostiniani di Novacella sono al servizio della comunità brissinese e di tutti coloro che si avvicinano per qualsiasi ragione al complesso religioso, che è diventato attraverso i secoli un monumentale centro di cultura e di religione, superando momenti delicati come minacce dei turchi, sollevazioni dei contadini, periodi di peste, occupazione da parte dei francesi di Napoleone con successiva secolarizzazione e spoliazione di gran parte di beni artistici. Anche l’ultima guerra ha provocato dei danni seri alle strutture dell’abbazia, che fu bombardata per errore dagli Alleati nel marzo 1945 arrecando notevoli danni, tanto che la struttura completa riaprì nel 1956, con l’eccezione del soffitto della biblioteca che fu restaurato solo nel 1973 con il contributo della Baviera. Altri restauri furono completati con il sostegno finanziario dell’Austria. Oggi l’Abbazia di Novacella è visitata da tantissime persone ed è a ragione, uno dei luoghi più rappresentativi della provincia di Bolzano. Per lo storico dell’arte il monastero può anche costituire solo un pregevole monumento architettonico del passato, invece per i canonici agostiniani che ci vivono e operano, il luogo dove da secoli ormai indirizzano la propria attività a vantaggio delle popolazioni della propria epoca in un sostegno religioso, morale e materiale che fa riferimento a beni e temi eterni.

Vannetto Vannini

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