Il Castello di Castellonchio

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Posto su di uno sperone che si protende nella vallecola del torrente omonimo e ad una altitudine di poco superiore ai 200 m., il castello di  villa-fattoria dai caratteri moderni. In essa sussistono però tratti di mura, due porte e la torre nella quale Messer Lapo (da Castellonchio) teneva il suo archivio ed i suoi libri. Castiglionchio1Una cinta esterna assai più ampia, della quale restano poche tracce, circondava la chiesa e terre intorno (tav. 106, II S.E.). La più antica menzione del castello è quella contenuta nell’atto di donazione di Gisla di Rodolfo a favore del monastero di San Pier Maggiore di Firenze (1066). A distanza di venti anni lo stesso castello di Castellonchio compare tra i beni attribuiti alla Badia di Firenze da un Serafino figlio di Rodolfo appartenente alla famiglia dei ‘nipoti di Ranieri’, alleata dei Firidolfi e con questi impegnata nell’anno 1051 alla rifondazione della Badia a Coltibuono. Le due oblazioni concernevano solo quote parziali del castello, nel quale erano interessati anche i predetti Firidolfi, come risulta da un patto di assistenza reciproca stipulato fra le due casate sul finire dell’XI secolo. Agli inizi del Duecento i Ricasoli, una propaggine dell’antico ceppo dei ‘figli di Ridolfo’, venuti in possesso, ma non sappiamo da quando, pressochè della totalità del castello, lo cedettero con in relativi diritti signorili ai nobili da Quona: il corrispondente contratto ci è stato tramandato da un discendente degli acquirenti, il giureconsulto Lapo da Castiglionchio. Dopo la sconfitta di Montaperti (1260) i da Quona del lato detto poi da Castiglionchio, figli e nipoti degli originari compratori, subirono ad opera dei ghibellini notevoli danni alle loro proprietà castellane.  Nei documenti che registrano i danni si legge essere state distrutte e smantellate le parti difensive del castello, la terra ed alcune case appartenenti ai figli di Alberto da Conia, con due palazzi di Ubertino e Filippo d’Eribaldo. Sopra quelle rovine i signori di Castellonchio riedificarono le loro costruzioni per potervi abitare di nuovo. Nel XIV troviamo ricordato messer Lapo, giurista e umanista che senza essere chierico fu anche investito per un certo periodo del beneficio della pieve di Miransù. Egli visse nel castello fino al 1378 anno in cui, a causa della cosiddetta rivolta popolare contro il partito dei “grandi”, partito di cui lui si era fatto eleggere capo, fu bandito dalla toscana e dovette rifugiarsi a Roma dove morì. Dai tanti documenti, scritti sulla storia della sua famiglia, contratti, pergamene, da lui lasciati nel castello di Castellonchio si apprende che probabilmente i suoi avi avevano avuto il castello dai Ricasoli nel 1204, in permuta di due tenute che i da Quona possedevano a Faella in Valdarno.  Nel 1427 il castello risulta appartenere al figlio di Lapo, Corrado, nel 1434 ad Averardo, altro figlio di Lapo da Castellonchio e nel 1480 a Alberto di Averardo e a Benedetto di Matteo da Castellonchio. In questo anno così Alberto denuncia i suoi possessi agli ufficiali incaricati di riscuotere le decime : “Una casa per abitare, nel castello di Castellonchio, una torre con casolare e oratorio, non si abita al presente e a ragione dei terremoti che l’hanno tutta fessa”. Invece oggi uno degli elementi meglio conservati del Castello è proprio il possente torrione, dalla pianta quadrata, che sorgeva al centro della fortificazione, e che venne poi riadattato a residenza.Nel corso del Seicento i nobili da Castellonchio cedettero il castello e la chiesa alla famiglia Zanchini-Ricasoli e più recentemente tutta la proprietà è passata ad Alfredo Lori.Castellonchio nel Catasto Leopoldino

 

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